Parigi, 1 Settembre 2026 – Il premier Sébastien Lecornu presenta il progetto di bilancio francese per il 2027. Il Governo punta a ridurre il deficit tagliando la spesa pubblica, ma non dispone di una maggioranza chiara in Parlamento. La scadenza per la presentazione ufficiale all’Assemblea nazionale è il 6 ottobre.
Tra le proposte già note figurano risparmi sulle pensioni, il congelamento degli stipendi pubblici e modifiche ai congedi per malattia finanziati dallo Stato. In un’intervista a Le Figaro, Lecornu ha indicato tagli per circa 54 miliardi di euro. L’esecutivo punta a portare il disavanzo al 5% del prodotto interno lordo nel 2027.
Senza misure di risparmio, ha avvertito il primo ministro, «il deficit del 2027 si avvicinerebbe al 6,5% del Pil». Lecornu ha inoltre parlato di un aumento di 10 miliardi di euro del peso del debito: «Il prossimo anno, a causa del contesto geopolitico e dell’aumento dei tassi d’interesse, il Paese dovrà trovare altri 10 miliardi di euro».
Pensioni e conti pubblici
Tra le misure allo studio figura il contenimento dei costi delle pensioni, anche attraverso una limitazione dell’indicizzazione e la riduzione della detrazione fiscale riconosciuta ai pensionati. Abbassare il tetto della detrazione del 10% dovrebbe portare nelle casse dello Stato altri 1,4 miliardi di euro.
Quest’anno il deficit di bilancio della Francia dovrebbe raggiungere il 5,4% del Pil, tra i livelli più alti nell’Unione europea, mentre il debito pubblico si avvicina al 120% del Pil. Il debito ha toccato un record durante i due mandati del presidente Emmanuel Macron, preoccupando gli investitori in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.
Le critiche e la sfida parlamentare
I partiti di sinistra e i sindacati accusano l’esecutivo di adottare misure di «austerità». Arthur Delaporte, portavoce del Partito Socialista, ha definito il progetto una «amara pozione di austerità», sostenendo che contraddice l’impegno di Lecornu a trovare un «compromesso». Martedì i sindacati hanno indetto uno sciopero in tutta la Francia, soprattutto contro il congelamento degli stipendi pubblici.
La Francia non chiude un bilancio in pareggio dal 1973. Pur mantenendo un welfare generoso e solide tutele per i lavoratori, dal 2008 il debito è rimasto sopra il 90% del Pil. Crescita costante e tassi d’interesse quasi a zero lo hanno reso gestibile per anni. L’approvazione del bilancio richiederà negoziati complessi in Parlamento.