Roma, 16 Settembre 2026 – Anche nelle Città in cui i livelli di inquinamento locale restano inferiori al limite giornaliero di esposizione raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, una cattiva qualità dell’aria può provocare sintomi respiratori a livelli più bassi di quanto si ritenesse in passato. Il sistema respiratorio umano è estremamente sensibile alle oscillazioni, anche brevi, del particolato fine, pure in ambienti urbani relativamente puliti.
Ricercatori dell’Università di Cambridge (Regno Unito), dell’Università Tsinghua (Cina) e della società di tecnologia per il sonno Sleep Cycle hanno rilevato che, quando i livelli di inquinamento aumentavano di 10 microgrammi di particolato per metro cubo (μg/m³), si registrava un incremento del 2,4% degli episodi di tosse nei cinque giorni successivi. Hanno analizzato i suoni della tosse di circa 100.000 utenti dell’app Sleep Cycle in 32 Città di 12 Paesi, nell’arco di 500 giorni.
«Questo suggerisce che potrebbe non esistere una soglia di sicurezza per l’esposizione all’inquinamento atmosferico, anche se la nostra ricerca è puramente osservazionale», ha dichiarato Cecilia Mascolo, che ha guidato lo studio a Cambridge. «Tuttavia, le persone potrebbero valutare come ridurre la propria esposizione all’inquinamento atmosferico, per esempio usando mascherine o filtri dell’aria».
Effetti sul sonno e rischi sistemici
Oltre all’irritazione respiratoria immediata, la tosse notturna disturba il sonno. Questo potrebbe collegare l’esposizione acuta all’inquinamento a conseguenze sistemiche più ampie, tra cui disfunzioni cardiometaboliche, calo delle prestazioni cognitive e rischi neurodegenerativi legati a un riposo di scarsa qualità. I ricercatori hanno analizzato anche il caso di Los Angeles nel 2025, quando la Città ha vissuto la sua peggiore stagione di incendi boschivi da anni. Hanno rilevato che un aumento di 10 microgrammi per metro cubo di particolato ha provocato un incremento del 10% della tosse notturna, suggerendo che episodi di inquinamento estremo innescano picchi immediati e sproporzionatamente elevati di sintomi respiratori acuti. Il modello legato all’inquinamento atmosferico è rimasto significativo anche tenendo conto di fattori esterni come le condizioni meteorologiche o i livelli di influenza.
Nelle 13 Città europee incluse nello studio, le concentrazioni giornaliere medie di particolato fine variavano da un minimo di 5,47 μg/m³ a Uppsala, in Svezia, a un massimo di 14,70 μg/m³ a Bergamo, in Italia. Il valore medio complessivo per le 13 città europee era di circa 10,58 μg/m³. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda che l’esposizione giornaliera non superi i 15 μg/m³ come media su 24 ore per più di 3 o 4 giorni all’anno. Nel complesso, le europee esaminate presentavano livelli di inquinamento di base da bassi a moderati rispetto alle Città più inquinate del campione globale, come Pechino con 40,97 μg/m³ o Shanghai con 33,48 μg/m³.