Siria, proteste per il caro carburanti

 

Damasco, 15 Settembre 2026 – Le proteste contro l’aumento dei prezzi dei carburanti si sono allargate in tutta la Siria, per il secondo giorno consecutivo. In diverse province i manifestanti hanno bloccato strade e percorsi dei camion cisterna, chiedendo la destituzione del ministro dell’Energia Mohammed al-Bashir, convocato dal Parlamento per un’audizione giovedì a mezzogiorno, ora locale.

Gli aumenti che hanno scatenato la mobilitazione

I prezzi dei carburanti sono cresciuti tra il 25% e il 40% dopo la pubblicazione di un nuovo listino temporaneo da parte del comitato permanente siriano per la determinazione dei prezzi dei prodotti petroliferi, entrato in vigore alla mezzanotte di domenica. Il prezzo di un litro di benzina a 95 ottani è passato da 152 a 195 nuove lire siriane, quello a 90 ottani da 147 a 185 lire, e il gasolio da 125 a 175 lire, con un incremento del 40%. Una bombola di gas per uso domestico è salita da 1.470 a 1.600 lire.

Cento lire siriane corrispondono a circa un centesimo di euro, mentre il salario netto medio mensile in Siria varia molto da settore a settore e può essere di appena 50-60 euro, secondo le cifre pubbliche. Il Governo del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa ha aumentato a marzo il salario minimo del 550%, nell’ambito di un più ampio piano di ripresa per il Paese mediorientale. La guerra civile che da anni devasta la Siria ha colpito gran parte dell’economia e ha provocato la morte di oltre 580.000 persone, oltre allo sfollamento di altre 13,5 milioni.

Dove si sono svolte le proteste

Proteste sono state segnalate a Hasakah, Deir ez–Zor, Raqqa, Aleppo, Idlib e Daraa. A Hasakah e Deir ez-Zor i manifestanti hanno bloccato le strade usate dai camion che trasportano greggio e hanno interrotto il transito sul ponte di al-Suway’iya, che collega Siria e Iraq nei pressi di al-Bukamal.

A Raqqa autotrasportatori e camionisti hanno organizzato un sit–in davanti a un centro di stoccaggio dei cereali, e la strada che porta ai silos è rimasta bloccata anche lunedì. Nella provincia di Idlib i manifestanti hanno bloccato l’autostrada M5 vicino a Maaret al-Numan, mentre video che circolano online mostrano una manifestazione notturna nella città di Idlib con la folla che chiede la rimozione di al-Bashir. Fonti locali hanno riferito che un giovane nella provincia di Hasakah ha tentato di darsi fuoco per protestare contro gli aumenti dei prezzi e il peggioramento delle condizioni di vita, prima che i passanti intervenissero.

La spiegazione del Governo

Al–Bashir ha dichiarato che l’aumento dei prezzi era necessario per colmare il divario tra il costo di importazione dei prodotti petroliferi e i loro prezzi di vendita sul mercato interno. Ha spiegato che la Siria produce circa 102.000 barili di petrolio al giorno, a fronte di una domanda interna di circa 325.000 barili, il che la rende fortemente dipendente dalle importazioni.

I lavori di manutenzione straordinaria alla raffineria di Baniyas, nel governatorato meridionale di Tartus, hanno ridotto ulteriormente la capacità di raffinazione interna, rendendo necessarie ulteriori importazioni di prodotti petroliferi finiti. Il ministero ha fatto sapere che rivedrà i prezzi man mano che cambieranno le condizioni del mercato globale e quando la raffineria tornerà a pieno regime. Negli ultimi giorni i prezzi del petrolio sono saliti oltre i 100 dollari al barile, a causa delle interruzioni attorno allo stretto di Hormuz legate alla guerra con l’Iran e agli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita.

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