Nicaragua, riforma costituzionale: opposizione fuori

 

Managua, 2 settembre 2026 – L’Assemblea nazionale del Nicaragua ha approvato in prima lettura una riforma costituzionale promossa dai copresidenti Daniel Ortega e Rosario Murillo. Il testo introduce modifiche sostanziali al sistema politico, tra cui l’esclusione dei partiti di opposizione dalle elezioni e l’estensione del mandato presidenziale da sei a sette anni.

Le modifiche al calendario elettorale

La riforma ridefinisce il calendario delle consultazioni: le elezioni presidenziali sono posticipate al 2028, mentre quelle amministrative slittano al 2029. La stessa modifica costituzionale estende la durata dei mandati per deputati, sindaci e altri funzionari eletti. La durata di sette anni è stata fissata anche per i vertici dell’Esercito e della Polizia. Per entrare in vigore, la riforma richiede una seconda approvazione parlamentare, considerata una mera formalità data la salda maggioranza sandinista nel legislativo. La copresidente Rosario Murillo ha annunciato che la riforma costituzionale dovrà essere ratificata in una seconda votazione a partire dal 18 gennaio, come richiesto dalla legge nicaraguense per le modifiche alla Costituzione. Nonostante l’iter non sia ancora formalmente concluso, la prima approvazione parlamentare ne ha già tracciato il percorso.

La riforma era stata anticipata da Daniel Ortega il 19 luglio, quando aveva dichiarato che in Nicaragua «non ci saranno più elezioni». Questa affermazione è direttamente collegata all’esclusione dei partiti di opposizione e al rinvio delle prossime scadenze elettorali. Ortega, 80 anni, è tornato al potere nel 2007 ed è il leader più longevo delle Americhe. Il percorso istituzionale di questa riforma segue una precedente modifica costituzionale approvata nel 2024, che aveva già introdotto cambiamenti nel quadro normativo del Paese.

«Si approva in forma unanime in generale la riforma», ha proclamato il presidente dell’Assemblea Nazionale, Gustavo Porras. La modifica della Carta Magna nicaraguense entrerà in vigore solo quando riceverà il via libera definitivo in una seconda legislatura prevista per il 2027. Il testo sottoposto a votazione conferisce al Consiglio supremo elettorale la facoltà di ritirare la personalità giuridica ai partiti politici che ricevono finanziamenti dagli Stati Uniti e, parallelamente, esclude da qualsiasi processo elettorale i «traditori della patria» o «golpisti».

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