Reykjavik, 29 Agosto 2026 – Gli islandesi sono chiamati alle urne per decidere se riaprire il percorso di adesione all’Unione europea o accantonare, almeno per il prossimo futuro, la prospettiva di entrare nel blocco comunitario.
I seggi rimarranno aperti dalle 9 alle 22, ora locale. Gli elettori dovranno scegliere se tornare a negoziare l’adesione oppure respingere persino l’idea di esplorare i termini di un eventuale accordo. Un voto “Sì” non impegnerebbe automaticamente l’Islanda a entrare nell’Ue, ma riaprirebbe i colloqui di adesione. Qualsiasi accordo di ingresso verrebbe comunque sottoposto a un ulteriore referendum.
Storia della candidatura islandese
L’Islanda ha presentato domanda di ingresso nel blocco nel 2009, all’indomani della sua crisi finanziaria. Nel 2013 è entrato in carica un nuovo Governo euroscettico, che ha sospeso i colloqui di adesione all’Ue e nel 2015 ha ritirato formalmente la candidatura del Paese.
Una coalizione filo–europea ha poi vinto le elezioni del 2024 con la promessa, inserita nel programma, di indire un referendum sulla ripresa di quel percorso, e la consultazione si tiene oggi.
Con poco meno di 400.000 abitanti, l’Islanda diventerebbe lo Stato membro più piccolo dell’Ue per popolazione, primato che appartiene oggi a Malta. Ma la posta in gioco di questo voto è molto più alta di quanto farebbe pensare la dimensione del Paese. Dieci anni dopo il referendum britannico sulla Brexit, il progetto europeo ha l’occasione di ritrovare slancio sul fronte dell’allargamento e, in particolare, di dimostrare che mantiene ancora un forte appeal per i Paesi nordici più ricchi, con la Norvegia che segue da vicino la situazione.
Affluenza e sondaggi
L’affluenza al voto anticipato è stata insolitamente alta: oltre 40.000 persone, quasi il 15% dell’elettorato, avevano già votato entro mercoledì, secondo i media islandesi. La cifra è significativa se si considera che il voto anticipato è stato aperto solo il 27 luglio, anche se la durata insolitamente lunga di questa finestra rende difficile il confronto con le precedenti elezioni. I sondaggi si sono via via ravvicinati, lasciando l’esito troppo incerto per essere previsto. Il vantaggio un tempo netto del fronte del “Sì” si è assottigliato: l’ultimo rilevamento dell’istituto di ricerche di mercato Maskína, condotto dal 21 al 25 agosto, attribuisce al ritorno ai negoziati il 51,3% dei consensi, contro il 48,7% per il “No”. Lo slancio potrebbe essersi spostato ancora di più nel tratto finale della campagna.
Il risultato del referendum avrà valore consultivo, non sarà giuridicamente vincolante. Ma un “Sì” netto metterebbe inevitabilmente Reykjavik sotto pressione per andare avanti.
I primi risultati sono attesi nelle prime ore di domenica mattina.