Attacchi notturni su Ucraina e raffineria russa

 

Roma, 25 Agosto 2026 – Nella notte tra il 24 e il 25 agosto la Russia ha colpito simultaneamente quattro Città ucraine: Kiev, Kharkiv, Zaporizhzhia e Dnipro. Secondo l’agenzia ucraina Rbc, che cita l’Aeronautica militare, si sono sviluppati incendi e diversi edifici residenziali sono danneggiati. Nel quartiere Goloseevsky di Kiev, la caduta di detriti di un drone su un palazzo di 16 piani ha distrutto alcuni muri e rotto finestre al 14° piano, senza provocare incendi. A Kharkiv, un razzo ha colpito il quartiere Osnovyansky, uccidendo una persona, come riferito dal sindaco Igor Terekhov.

Due persone uccise da una bomba guidata a Zaporizhzhia, ha riferito il capo dell’amministrazione militare locale, Ivan Fedorov, su Telegram.

Attacco ucraino

Sul fronte opposto, l’Ucraina ha lanciato un attacco contro il territorio russo di Krasnodar, colpendo la raffineria di petrolio Afipsky. Lo riporta il Kyiv Independent, citando canali Telegram russi. Foto e video diffusi sui social mostrano un vasto incendio divampato nell’impianto, uno dei più grandi della Russia meridionale, che lavora circa 6,25 milioni di tonnellate di greggio all’anno (circa il 2% della raffinazione russa) e produce anche benzina e gasolio. In seguito all’attacco, nella Regione sono stati diramati allarmi antiaerei.

Le autorità locali russe hanno confermato che l’attacco ucraino con droni alla raffineria nella Regione di Krasnodar, a nord-est del Mar Nero, ha causato la morte di due persone e provocato un incendio. «I detriti dei droni sono caduti sul terreno della stazione ferroviaria di Afipsky; purtroppo due persone sono rimaste uccise», ha dichiarato su Telegram il governatore regionale Veniamin Kondratiev, precisando che la raffineria locale era in fiamme.

Impatto economico degli attacchi alle raffinerie

Gli attacchi ripetuti alle raffinerie russe stanno riducendo la capacità di raffinazione della Russia, con ripercussioni sui mercati energetici globali. La perdita temporanea o permanente di impianti come Afipsky limita la produzione di carburanti essenziali per l’esercito russo e le esportazioni di prodotti raffinati, fonte cruciale di entrate per Mosca. Analisti stimano che ogni raffineria colpida possa ridurre la capacità russa di centinaia di migliaia di barili al giorno, esercitando pressione sui prezzi del petrolio e costringendo la Russia a dirottare greggio verso raffinerie più lontane o a importare prodotti raffinati, con costi logistici ed economici crescenti.

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