Yerevan, 25 Agosto 2025 – Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha annunciato che l’Armenia inizierà a preparare la domanda di adesione all’Unione europea. Una scelta che potrebbe segnare una svolta geopolitica per Yerevan e per l’intero Caucaso meridionale, allontanando il Paese dalla tradizionale sfera d’influenza russa.
Nel discorso rivolto al Parlamento e alla Nazione, Pashinyan ha spiegato che l’eventuale ingresso nell’Unione europea sarà sottoposto a referendum nazionale. La consultazione popolare, tuttavia, si terrà soltanto dopo la presentazione ufficiale della candidatura armena e dopo una prima interlocuzione con Bruxelles.
Il percorso annunciato dal Governo
Il premier ha delineato una sequenza di passaggi: prima la richiesta formale di adesione all’Ue, prevista «nel prossimo futuro»; poi l’attesa della risposta da parte delle istituzioni europee; quindi il confronto sulla possibile tabella di marcia per i negoziati. Solo al termine di questo iter, l’esecutivo porterà la scelta davanti agli elettori armeni. L’Armenia resta al momento membro dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva, la CSTO guidata dalla Russia. Alcuni mesi fa, gli altri Paesi dell’alleanza avrebbero posto Yerevan davanti a un’alternativa: mantenere l’appartenenza al blocco oppure avviare un percorso autonomo verso l’Unione europea, attraverso un referendum nazionale.
Pashinyan, che in passato aveva definito prematura una decisione definitiva, ha ora assunto una posizione più netta. «Sarei molto contento se l’organizzazione decidesse di rimuovere la Repubblica di Armenia dall’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva», ha dichiarato, aggiungendo che una simile decisione «ci libererebbe dal dilemma se uscire o meno».
La distanza da Mosca
Nonostante le parole del premier, l’Armenia rimarrà per il momento nella CSTO, almeno fino a quando la scelta tra l’alleanza a guida russa e l’Ue non diventerà inevitabile.
Pashinyan ha ricordato come, per due secoli, i rapporti tra Armenia e Russia siano stati fondati sull’idea di Mosca come garante della sicurezza armena. Ma, riferendosi ai conflitti con l’Azerbaigian per il Karabakh, ha osservato che gli sviluppi tra il 2021 e il 2023 hanno evidenziato «significative limitazioni» della Russia nello svolgere questo ruolo.
Dopo il processo di pace firmato nell’agosto 2025, Armenia e Azerbaigian hanno avviato una fase di cooperazione economica e di maggiore stabilità, con il coinvolgimento dell’Unione europea e degli Stati Uniti.
Sul piano economico, Pashinyan ha chiesto alla Russia di rinunciare alla concessione monopolistica delle ferrovie armene, valida fino al 2038, per favorire l’integrazione della rete nazionale nei collegamenti internazionali. Tra i possibili investitori sono indicati Kazakistan ed Emirati Arabi Uniti.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha subito avvertito che l’uscita dalla CSTO potrebbe generare «profonde contraddizioni commerciali» soprattutto a danno dell’Armenia. Ha tuttavia riconosciuto che Yerevan è libera di lasciare l’organizzazione qualora non la ritenga più necessaria per la propria sicurezza.