Bruxelles, 22 Agosto 2026 – Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna sollecitano Bruxelles a introdurre una tassazione comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, favorite dall’impennata dei guadagni legata alla guerra in Iran. L’iniziativa, coordinata dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, è stata formalizzata in una lettera congiunta inviata al collega irlandese, Paese che attualmente detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue.
La richiesta dei ministri
Nel documento, i sei ministri evidenziano la gravità della situazione: «Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni, e il malcontento per l’aumento del costo della vita sta crescendo in tutto il Mondo». Le misure nazionali adottate finora, sottolineano, non sono bastate «per abbassare o stabilizzare in modo permanente i prezzi per le imprese e i cittadini». Per questo, i firmatari chiedono «un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale», indicando come priorità «un quadro a livello Ue per la tassazione degli extraprofitti».
I ministri invitano inoltre a valorizzare le esperienze pregresse sulla tassazione mirata dei profitti delle multinazionali petrolifere. Fondamentale, a loro avviso, ricevere al più presto i risultati dell’indagine europea sui margini di profitto delle raffinerie: solo così si potrà garantire che queste «non sfruttino l’attuale situazione energetica». La richiesta è di inserire la questione all’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Ue, prevista il 18 e 19 settembre a Dublino.
Il precedente di aprile
A inizio aprile, gli stessi Paesi (meno la Polonia) avevano già rivolto analoga richiesta alla Commissione europea, richiamando il «contributo di solidarietà per la crisi energetica» del 2022-2023, introdotto dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In una lettera al commissario al Clima Wopke Hoekstra, i cinque ministri avevano chiesto di «elaborare rapidamente uno strumento di contribuzione analogo a livello dell’Unione, fondato su una solida base giuridica», senza specificare target o importi.
Pochi settimane dopo, tuttavia, Bruxelles ha formalmente respinto una nuova tassa Ue obbligatoria sugli extraprofitti energetici. Nel pacchetto del 22 aprile, la Commissione ha preferito lasciare ai Governi nazionali la facoltà di tassare i profitti straordinari, puntando su misure alternative come il taglio delle imposte sull’elettricità e il coordinamento per il riempimento degli stoccaggi di gas.