Roma, 21 Agosto 2026 – Il 23 febbraio un litro di gasolio in Italia costava 1,702 euro. Sei mesi dopo, secondo l’ultima rilevazione del bollettino della Commissione europea – che è settimanale e si ferma ai listini del lunedì – è salito a 2,079 euro: +22,2%.
Un rincaro pesante, ma inferiore a quello medio dell’Unione, dove il gasolio è passato da 1,594 a 2,033 euro al litro, un balzo del 27,5%, oltre cinque punti sopra quello italiano. Tra i 27 Paesi Ue, l’incremento italiano si colloca al 23esimo posto su 27 per intensità, lontano dai rincari record di Bulgaria (+44%), Repubblica Ceca (+35,3%) ed Estonia (+35,2%), i mercati più esposti allo shock innescato dalle tensioni in Medio Oriente. L’aumento contenuto, però, non basta a spostare l’Italia dalla parte alta della classifica europea dei prezzi. Al 17 agosto il gasolio italiano era al settimo posto su 27 per livello assoluto, dietro Paesi Bassi (2,383), Finlandia (2,318), Germania (2,266), Danimarca (2,250), Francia (2,199) e Belgio (2,174).
Sulla benzina la dinamica si ribalta rispetto al gasolio. Dal 23 febbraio (1,655 euro) al 17 agosto (1,988 euro) il prezzo italiano è salito del 20,2%, un ritmo leggermente superiore alla media Ue, ferma al 17,5% (da 1,637 a 1,924 euro). Anche qui l’Italia resta tra i listini più cari del Continente: settimo posto su 27, superata solo da Danimarca (2,445), Paesi Bassi (2,329), Germania (2,239), Finlandia (2,140), Francia (2,038) e Grecia (2,002).
Interventi fiscali e politiche nazionali a confronto
Nel confronto con i partner europei va tenuto a mente che in diversi casi ci sono stati interventi fiscali per calmierare i prezzi alla pompa. La Germania ha scelto un taglio in stile italiano, riducendo temporaneamente la pressione fiscale sui carburanti. La Francia ha evitato interventi fiscali diretti, puntando invece su controlli anti-speculazione e pressioni politiche sui distributori per contenere i rincari. La Spagna ha tagliato l’Iva da marzo a fine giugno, una misura contestata da Bruxelles come incompatibile con le norme Ue: con il ritorno all’aliquota ordinaria dal 1° luglio, i rincari spagnoli sono tornati tra i più marcati d’Europa.