Bruxelles, 19 Agosto 2026 – La Commissione europea ha definito il perimetro della nuova flessibilità sulle spese per la sicurezza energetica, consentendo agli Stati membri di derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di stabilità per finanziare investimenti volti a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. All’Italia è riconosciuto un margine di manovra di circa 14,4 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, con una novità che ha incassato il plauso del Governo: l’ingresso esplicito degli investimenti in centrali nucleari nell’elenco delle misure ammissibili.
Misure e ambiti di spesa
Famiglie, settore pubblico, imprese, infrastrutture di trasporto e settore energetico sono i cinque campi nei quali il nostro Paese potrà utilizzare i 14,4 miliardi senza che tali importi siano conteggiati ai fini della regola Ue sul deficit (non superiore al 3% del Pil). Bruxelles ha stilato un elenco di 22 misure, riportate a titolo “esemplificativo”, attraverso le quali gli Stati potranno “ridurre la dipendenza dai combustibili fossili“, accelerando la transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili.
Tra le voci ammissibili figurano investimenti in centrali nucleari, pompe di calore, solare, batterie domestiche, ristrutturazioni edilizie e colonnine di ricarica. Restano invece fuori gli incentivi diretti all’acquisto di auto elettriche.
Nucleare
La comunicazione della Commissione menziona esplicitamente gli “investimenti in centrali nucleari” tra le misure utilizzabili per la sicurezza energetica. Una scelta in linea con l’orientamento del Governo italiano, che ha avviato il percorso per il ritorno alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Tuttavia, è difficile che l’esecutivo riesca a far partire investimenti concreti per le centrali prima della fine del 2028, termine previsto dalla deroga Ue. Al momento non è ancora vigente la cornice legislativa nazionale: il 4 giugno la Camera ha approvato il ddl “Delega al Governo in materia di energia sostenibile”, ora all’esame del Senato. Una volta entrata in vigore la legge, il Governo avrà 12 mesi per emanare i decreti attuativi; non è escluso, inoltre, che venga richiesto un referendum abrogativo.
Pompe di calore, trasporti e industria
Bruxelles cita due volte le pompe di calore: per i nuclei familiari, con “sovvenzioni per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite”, e per le imprese, con incentivi mirati a “incrementare il tasso di adozione delle tecnologie di decarbonizzazione industriale”. In Italia, gli incentivi coprono fino al 65% della spesa nel “conto termico“, con detrazioni fiscali del 50% per la prima casa e del 36% per la seconda, percentuali destinate a scendere nel 2027.
Il documento Ue prevede tre misure per le infrastrutture di trasporto: colonnine di ricarica per veicoli elettrici, trasporto urbano pulito (tram e metropolitane) e investimenti in infrastrutture ferroviarie e materiale rotabile per il trasporto nazionale su rotaia. L’Italia ha già in corso investimenti Pnrr: circa 5,7 miliardi per il trasporto pubblico locale e oltre 24 miliardi per l’ammodernamento delle ferrovie.
Tra le misure figurano anche incentivi fiscali per infrastrutture di ricarica aziendali, sovvenzioni e/o prestiti agevolati per ristrutturazioni edilizie medie o profonde e incentivi finanziari per tecnologie di decarbonizzazione industriale, tra cui pompe di calore, geotermia, idrogeno, batterie, cattura e stoccaggio del carbonio, eolico, rinnovabili offshore, solare e combustibili rinnovabili non biologici.
I paletti di Bruxelles
La Commissione ha precisato che “sono ammissibili solo le nuove misure decise successivamente al 28 febbraio 2026“. Di conseguenza, nessun euro dei 14,4 miliardi potrà essere usato per il decreto Bollette da 5 miliardi del 20 febbraio: “L’applicazione retroattiva che interessi misure decise in precedenza non contribuirebbe ad accelerare la transizione energetica, limitandosi invece a creare un margine di bilancio per altri fini”.