Roma, 18 Agosto 2026 – La vita lavorativa in Italia è tra le più brevi dell’intera Unione europea. Secondo i dati raccolti dalla Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, nel 2025 la durata attesa della vita lavorativa nel nostro Paese si è fermata a 33 anni. Si tratta del secondo valore più basso dell’Ue, dopo quello della Romania, e di 4,5 anni inferiore alla media europea, pari a 37,5 anni. L’indicatore non misura né l’età pensionabile né il numero di anni effettivamente lavorati da chi ha un’occupazione. Stima, invece, quanti anni una persona di 15 anni può attendersi di trascorrere nella forza lavoro, come occupata o disoccupata, sulla base delle condizioni demografiche e dei livelli di partecipazione attuali.
Sul risultato italiano incidono diversi fattori: l’ingresso tardivo dei giovani nel mercato del lavoro, la discontinuità delle carriere e la bassa partecipazione femminile.
Rispetto al 2024, l’aumento è stato minimo: poco più di due mesi, contro i tre mesi registrati dalla media europea. Lo scorso anno l’indicatore italiano era pari a 32,8 anni, mentre quello dell’Unione europea si attestava a 37,2. Il divario resta ampio anche rispetto alle principali economie europee. La durata attesa della vita lavorativa raggiunge 40,2 anni in Germania, 37,5 in Francia e 36,8 in Spagna. Nei Paesi Bassi arriva invece a 44 anni, undici in più rispetto all’Italia.
Il divario tra uomini e donne
Il dato più critico riguarda le donne. In Italia la durata attesa della loro vita lavorativa è di soli 28,4 anni, contro i 35,4 della media europea. Il divario tra uomini e donne raggiunge 8,9 anni, il più elevato tra gli Stati membri. Il risultato è coerente con un tasso di occupazione femminile fermo al 58%, quasi 13 punti al di sotto della media Ue, e con il più ampio divario occupazionale di genere dell’Unione.
Nell’ultimo decennio l’Italia ha aumentato la durata attesa della vita lavorativa da 30,7 a 33 anni, con una crescita di 2,3 anni. Nello stesso periodo, la media Ue è passata da 34,9 a 37,5 anni, guadagnando 2,6 anni. Il ritardo italiano è quindi salito da 4,2 a 4,5 anni. «La vera questione previdenziale italiana è una questione di lavoro, produttività e partecipazione», ha spiegato il presidente della Cna, Dario Costantini.
Le politiche necessarie
Con un’età mediana di 49,1 anni, una quota di over 65 vicina a un quarto della popolazione e una spesa pensionistica pari al 15,5% del Pil, l’Italia deve intervenire sul lavoro e sulla partecipazione. Secondo la Cna, allungare la vita lavorativa non significa congelare il mercato: sono necessarie nuove assunzioni, staffette generazionali e percorsi di affiancamento. Servono inoltre politiche per l’occupazione giovanile e femminile, istruzione tecnica e professionale, apprendistato, conciliazione tra lavoro e famiglia, formazione continua e invecchiamento attivo.