Gas russo, l’Ue primo acquirente di Gnl e gasdotto

 

Bruxelles, 12 Agosto 2026 – L’Unione europea continua a essere il principale acquirente di gas naturale liquefatto (Gnl) russo e, seppure di misura, anche di quello trasportato attraverso i gasdotti. Un dato che appare in contrasto con la politica comunitaria di progressivo abbandono delle forniture energetiche provenienti da Mosca. A evidenziarlo è il report di luglio del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), secondo cui l’Ue ha rappresentato il 49% delle esportazioni complessive di Gnl della Russia. In altre parole, quasi una partita su due di gas liquefatto russo è stata acquistata da Paesi dell’Unione.

Alle spalle dell’Ue si sono posizionate la Cina, con il 23% degli acquisti, il Giappone, con il 18%, e la Corea del Sud, con il 6%. Anche per quanto riguarda il gas russo trasportato via gasdotto, l’Unione europea è risultata il principale acquirente, assorbendo il 32% delle esportazioni. Seguono la Cina, con il 31%, e la Turchia, con il 30%.

Mosca incassa 1,5 miliardi di euro

Considerando l’insieme delle risorse energetiche provenienti dalla Russia, l’Ue è stata invece il quarto maggiore acquirente nel mese di luglio. Gli acquisti europei hanno garantito a Mosca ricavi pari a circa 1,5 miliardi di euro. Di questa somma, 561 milioni di euro sono riconducibili al gas trasportato via gasdotto, mentre altri 526 milioni sono stati spesi per il Gnl. Secondo il Crea, i cinque principali acquirenti di energia russa all’interno dell’Unione hanno versato complessivamente 1,3 miliardi di euro nello stesso mese. Il gas naturale ha rappresentato il 70% del valore totale degli acquisti.

Tra i singoli Stati membri, l’Ungheria è stata il maggiore acquirente di energia russa, con pagamenti pari a 486 milioni di euro. Al secondo posto la Slovacchia, che ha effettuato acquisti per 299 milioni.

Prodotti petroliferi, aumentano le spedizioni

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulle importazioni europee di prodotti petroliferi derivati da greggio russo. Nonostante il divieto dell’Ue, entrato in vigore il 21 gennaio 2026, a luglio nei porti comunitari sono state scaricate 18 spedizioni provenienti da raffinerie che utilizzano petrolio russo, considerate ad alto rischio secondo le linee guida europee. Il dato è in aumento rispetto alle otto spedizioni registrate a giugno. Otto carichi provenivano da raffinerie turche, cinque da impianti indiani e altri cinque dalla Georgia. La Spagna e Cipro hanno scaricato sette spedizioni ciascuna. Tra i Paesi coinvolti figurano anche Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta e Paesi Bassi, che nel mese di luglio hanno ricevuto prodotti provenienti da raffinerie in parte alimentate con greggio russo.

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