Epilessia resistente: speranza dagli acidi del microbiota

 

Genova, 4 Agosto 2026 – Una nuova speranza contro le forme più difficili di epilessia potrebbe arrivare dai batteri intestinali. Il microbiota, infatti, sarebbe in grado di produrre naturalmente una miscela di acidi grassi a catena corta, potenzialmente utile a rallentare la progressione dell’epilessia farmacoresistente e a migliorare i deficit cognitivi associati alla malattia.

È quanto emerge da uno studio preclinico coordinato dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, in collaborazione con l’Irccs Istituto Giannina Gaslini di Genova e l’Università del capoluogo ligure. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Annals of Neurology.

Lo studio sull’asse intestino-cervello

L’epilessia farmacoresistente colpisce circa il 30% delle persone con epilessia. Per questa condizione, spiegano dal Mario Negri, non esistono ancora terapie capaci di arrestare in modo sostanziale la progressione della malattia. La ricerca si è concentrata sugli acidi grassi a catena corta, composti prodotti naturalmente dai batteri benefici dell’intestino. Queste sostanze svolgono un ruolo importante nella regolazione dei processi infiammatori e nella comunicazione tra intestino e cervello. Nelle persone con epilessia farmacoresistente sono osservate alterazioni del microbiota intestinale, associate a una minore presenza dei batteri in grado di produrre tali composti.

I risultati nei topi

Nei topi, il trattamento con gli acidi grassi a catena corta ha ridotto di circa il 70% la progressione delle crisi epilettiche. Gli animali hanno inoltre mostrato un miglioramento delle capacità cognitive, una riduzione del danno ai neuroni e una diminuzione dei marcatori dell’infiammazione nell’ippocampo, una regione del cervello coinvolta nell’epilessia.

«Questi risultati suggeriscono che molecole naturalmente prodotte dal microbiota intestinale potrebbero rappresentare una nuova strategia terapeutica, in grado non solo di controllare le crisi, ma anche di modificare il decorso della malattia», ha dichiarato Teresa Ravizza, Irccs.

Secondo Mario Negri, gli acidi grassi a catena corta presentano un profilo di sicurezza favorevole nell’uomo e hanno già mostrato effetti terapeutici in studi clinici pilota su persone con disturbi neurologici. «Sebbene si tratti di uno studio preclinico, questi risultati forniscono una solida base scientifica per avviare studi clinici nei pazienti», ha affermato Striano. Il ricercatore ha tuttavia precisato che lo studio non dimostra l’efficacia di una dieta o dei probiotici contro l’epilessia, ma individua specifiche molecole del microbiota come possibili future terapie.

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