Virus progettati dall’IA: la svolta dei batteriofagi

 

Palo Alto, 7 Agosto 2026 – Per la prima volta, alcuni scienziati hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per progettare 16 nuovi virus, concepiti per infettare i batteri. Secondo quanto riportato, non rappresenterebbero una minaccia per l’uomo. Il risultato è stato ottenuto dai team della Stanford University e dell’Arc Institute di Palo Alto, in California.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, descrive un esperimento considerato un possibile punto di svolta nel percorso verso lo sviluppo di nuove terapie. Allo stesso tempo, la produzione di virus progettati dall’intelligenza artificiale alimenta interrogativi sulla sicurezza e sui rischi legati a un eventuale uso improprio di queste tecnologie. «Si tratta di un ulteriore passo avanti nella complessità che l’IA generativa è in grado di progettare. Per la prima volta l’intelligenza artificiale viene utilizzata per progettare un genoma completo, qualcosa che può replicarsi e svolgere altre funzioni all’interno delle cellule. Era un territorio inesplorato per noi», ha dichiarato alla Bbc Brian Hie, professore associato alla Stanford University.

Come sono stati progettati i virus

I ricercatori hanno addestrato l’intelligenza artificiale a riconoscere i modelli strutturali del Dna presenti in natura. Sulla base dei dati analizzati, il sistema ha quindi elaborato le “ricette” necessarie per la produzione di virus completamente nuovi. Seguendo le indicazioni fornite dall’IA, gli scienziati hanno prodotto molecole di Dna, successivamente inserite all’interno di alcuni batteri. Dopo essere stati modificati, questi ultimi hanno prodotto i nuovi virus, capaci a loro volta di infettare altri batteri.

I 16 virus realizzati appartengono alla categoria dei batteriofagi, cioè virus in grado di infettare soltanto specifiche specie batteriche. Nel corso dell’esperimento si sono dimostrati efficaci nell’eliminazione di batteri di Escherichia coli.

Le prospettive e i dubbi sulla sicurezza

Secondo il professor Hie, questa nuova strada potrebbe contribuire a «migliorare enormemente la salute umana», favorendo lo sviluppo di nuovi farmaci e terapie.

Accanto alle possibili applicazioni positive, tuttavia, emergono preoccupazioni legate alla biosicurezza e alla biocontenibilità. Su Science è stato pubblicato anche un commento firmato da Thomas Inglesby e Moritz Hanke, del Center for Health Security della Johns Hopkins University. I due scienziati sottolineano come i risultati sollevino «urgenti interrogativi sulla biosicurezza e la biocontenibilità». La domanda, spiegano, non è più se sarà possibile progettare in modo generativo un genoma virale, ma se questa tecnologia potrà essere utilizzata senza «causare gravi danni».

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