Roma, 28 Luglio 2026 – Il Governo italiano ha “prenotato” 14,9 miliardi di euro nell’ambito dello strumento europeo Safe, ma non ha ancora deciso se utilizzarli integralmente. A chiarirlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine di un’audizione presso le commissioni Esteri e Difesa a Roma.
«La decisione sull’impiego complessivo delle risorse sarà presa entro la fine dell’anno», ha spiegato Tajani, precisando che l’eventuale utilizzo totale dell’importo non è ancora stato definito.
Cosa sono i fondi Safe
Safe, acronimo di “Strumento di azione per la sicurezza dell’Europa“, è un programma dell’Unione europea che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro sotto forma di prestiti. L’obiettivo è sostenere gli Stati membri nell’aumento rapido e significativo degli investimenti nel settore della difesa, favorendo in particolare gli appalti congiunti.
Il regolamento che istituisce lo strumento è entrato in vigore il 29 maggio 2025, come indicato dal Consiglio europeo.
Safe è finanziato attraverso la capacità di prestito dell’Unione europea, in particolare mediante l’emissione di obbligazioni nell’ambito del sistema unificato di finanziamento. Rappresenta inoltre il primo pilastro del piano “ReArm Europe/Prontezza 2030”, presentato dalla Commissione europea nel marzo 2025.
Le risorse vengono erogate sotto forma di prestiti a lungo termine a condizioni competitive, che gli Stati beneficiari dovranno rimborsare. La distribuzione dei fondi si basa sulla domanda e mira a sostenere investimenti urgenti e su larga scala nella base industriale e tecnologica della difesa europea. In linea generale, per accedere ai finanziamenti è richiesto il coinvolgimento di almeno due Paesi negli appalti comuni, anche se per un periodo limitato è consentita la partecipazione di un solo Stato membro.
Gli ambiti finanziati
Lo strumento Safe finanzia due principali categorie di intervento nel settore della difesa. La prima categoria include munizioni e missili, sistemi di artiglieria, capacità di combattimento terrestre, droni di piccole dimensioni, protezione delle infrastrutture critiche, cyber-capacità e mobilità militare. La seconda categoria comprende sistemi di difesa aerea e missilistica, capacità marittime, droni avanzati, abilitanti strategici come trasporto aereo e sistemi C4ISTAR, protezione delle risorse spaziali, intelligenza artificiale e guerra elettronica.
In tutti i casi, i contratti devono rispettare il limite del 35% per componenti provenienti da Paesi terzi, Ucraina o Stati See/Efta. Per i progetti della seconda categoria sono previste condizioni più stringenti, tra cui la possibilità di modificare le attrezzature senza restrizioni legate a Paesi terzi.
Lo strumento introduce anche nuove forme di cooperazione con Paesi terzi. Sebbene i prestiti siano destinati esclusivamente agli Stati membri, Ucraina e Paesi See/Efta possono partecipare agli appalti comuni alle stesse condizioni. Dopo un accordo bilaterale siglato nel giugno 2026, anche l’industria canadese potrà essere coinvolta. Possono inoltre partecipare Paesi candidati all’adesione all’Ue e partner con accordi di sicurezza e difesa, tra cui Regno Unito, Giappone, India e Corea del Sud.