Bruxelles, 22 Luglio 2026 – Il nuovo sistema biometrico di controllo alle frontiere europee continua a suscitare preoccupazioni tra Governi e operatori aeroportuali, soprattutto per il rischio di code più lunghe e disagi nei principali hub. Nel frattempo, milioni di viaggiatori extra-Ue affrontano la prima estate di adattamento alle nuove procedure.
Particolare attenzione è rivolta ai cittadini britannici, tra i gruppi più numerosi di visitatori provenienti da Paesi terzi durante l’alta stagione turistica. Tuttavia, secondo un recente sondaggio YouGov, le segnalazioni di ritardi non stanno incidendo in modo significativo sulla volontà di viaggiare. Tra coloro che prevedono di recarsi in Europa nei prossimi 12 mesi, il 64% ha dichiarato che partirà comunque come programmato, mentre il 41% ha affermato che metterà in conto tempi di viaggio più lunghi.
Cos’è il sistema EES
Il sistema di ingresso/uscita dell’Unione europea (EES), operativo da aprile, sostituisce la timbratura manuale dei passaporti con registrazioni digitali che includono dati biometrici come impronte digitali e riconoscimento facciale. Il sistema si applica ai cittadini di Paesi terzi che entrano e escono dall’area Schengen per soggiorni brevi, fino a 90 giorni su un periodo di 180, indipendentemente dall’obbligo o meno di visto.
Nonostante gli obiettivi di modernizzazione e sicurezza, l’introduzione dell’EES ha generato critiche. Aeroporti e compagnie aeree hanno segnalato, anche attraverso una lettera aperta, problemi tecnici e tempi aggiuntivi per la raccolta dei dati biometrici, fattori che hanno contribuito all’allungamento delle code. La Commissione europea ha definito il sistema «una pietra miliare» per il rafforzamento delle frontiere esterne, pur riconoscendo la necessità di flessibilità. A inizio luglio, Bruxelles ha annunciato che la raccolta dei dati biometrici potrà essere «temporaneamente sospesa» in caso di «pressione eccezionalmente elevata».
L’impatto sui viaggiatori britannici
I cittadini britannici risultano tra i più colpiti dai cambiamenti. Secondo YouGov, il 36% degli intervistati che ha viaggiato in Europa ha dichiarato di aver fatto la fila per fornire i dati biometrici, mentre il 30% ha segnalato code più lunghe ai controlli. Un ulteriore 16% ha riscontrato verifiche aggiuntive sui documenti. Tuttavia, il 37% ha affermato di non aver avuto alcun problema ai controlli di frontiera. Sul piano dell’esperienza complessiva, il 27% ha indicato un aumento dei tempi di viaggio, mentre il 19% ha riferito episodi di stress o ansia. Il 16% ha dichiarato che i controlli hanno ritardato l’inizio della vacanza e l’11% si è detto preoccupato per i futuri viaggi. Nonostante ciò, il 53% ha affermato che nessuno di questi impatti si è verificato.
L’indagine evidenzia come il nuovo sistema influenzi soprattutto la preparazione dei viaggiatori, più che le loro decisioni finali. Quasi due terzi degli intervistati confermano infatti l’intenzione di partire. Tra le contromisure adottate, il 41% prevede di arrivare con maggiore anticipo ai controlli. Quote più contenute valutano di viaggiare in periodi diversi (8%), scegliere destinazioni extraeuropee (5%) o rimandare la prenotazione (4%). Nessun intervistato ha dichiarato di aver annullato i propri piani di viaggio in Europa a causa dell’EES.