ETS Ue, verso la revisione tra industria e clima

 

Bruxelles, 17 Luglio 2026 – L’Unione europea si prepara a rimettere mano a uno dei pilastri della propria politica climatica: il sistema di scambio delle emissioni (ETS). La Commissione europea presenterà a breve una revisione attesa e controversa, al centro di un confronto acceso tra Stati membri, industria e organizzazioni ambientaliste.

Negli ultimi mesi, una parte significativa del tessuto industriale europeo, sostenuta in particolare dai Paesi dell’Europa centrale e dall’Italia, ha contestato con forza l’impatto economico del costo del carbonio. Bruxelles punta ora a trovare un equilibrio, introducendo nuove forme di flessibilità per le imprese nel tentativo di attenuare le tensioni.

Come funziona il sistema ETS

In vigore dal 2005, l’ETS rappresenta oggi il più grande mercato del carbonio a livello globale e copre circa il 40% delle emissioni complessive dell’Unione europea. Il meccanismo si basa sul principio delcap and trade”, ovvero un sistema che stabilisce un tetto massimo alle emissioni consentite e consente lo scambio di quote tra operatori. Il limite complessivo viene definito a livello europeo e ridotto progressivamente ogni anno attraverso un fattore di riduzione lineare, attualmente fissato al 4,3% e destinato a salire al 4,4% dal 2028, con l’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2039. All’interno di questo tetto, le aziende devono acquistare quote per coprire le proprie emissioni: ogni quota, dal valore di circa 80 euro, corrisponde a una tonnellata di CO2 equivalente.

Le quote possono essere scambiate sul mercato: chi emette meno può venderle, mentre chi supera i limiti deve acquistarne di aggiuntive. Una parte delle quote viene assegnata gratuitamente ai settori più esposti al rischio di delocalizzazione produttiva verso Paesi con normative climatiche meno stringenti, secondo criteri di efficienza che premiano gli impianti più virtuosi. Tuttavia, con l’introduzione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), queste assegnazioni gratuite saranno progressivamente eliminate entro il 2034.

Ampliamento del sistema

L’ETS attuale copre la produzione energetica, le industrie energivore, l’aviazione intraUe e, dal 2024, anche il trasporto marittimo. A partire dal 2028 è previsto l’avvio dell’ETS2, un sistema separato che estenderà il meccanismo ai combustibili per il trasporto stradale, al riscaldamento degli edifici e alle piccole industrie. In questo caso, saranno i fornitori di combustibili a dover acquistare le quote. Con questa estensione, la copertura delle emissioni europee dovrebbe raggiungere circa il 75%. A supporto del sistema, dal 2019 è attiva la riserva di stabilità del mercato (MSR), che regola la quantità di quote disponibili per ridurre la volatilità dei prezzi.

I proventi delle aste, che hanno superato i 260 miliardi di euro dal 2013, sono in gran parte destinati ai bilanci degli Stati membri, con l’obbligo di reinvestimento in politiche climatiche ed energetiche. Le risorse rimanenti alimentano strumenti europei come il Fondo per la modernizzazione, il Fondo per l’innovazione, il Fondo sociale per il clima e il programma RePowerEU.

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