Le Pen resta eleggibile dopo la condanna in appello

 

Parigi, 7 Luglio 2026 – Marine Le Pen resta eleggibile nonostante la condanna pronunciata martedì 7 luglio dalla Corte d’appello di Parigi nel processo sugli assistenti parlamentari europei del Rassemblement national (RN).

La Corte ha confermato la colpevolezza della leader di estrema destra per distrazione di fondi pubblici e complicità nel reato. La pena prevede tre anni di reclusione, di cui due con sospensione condizionale e uno effettivo, convertibile in misure alternative, oltre a 45 mesi di incandidabilità, di cui 30 con sospensione. Le Pen potrà quindi candidarsi, ma sarà sottoposta per un anno al braccialetto elettronico. Negli ultimi mesi aveva dichiarato di non voler condurre una campagna elettorale in tali condizioni.

Le motivazioni della Corte

La presidente della Corte d’appello, Michèle Agi, ha sottolineato che «i fondi europei sono fondi pubblici» e ha definito i fatti «gravi perché per la loro continuità su undici anni», parlando di «manovre. I fatti hanno gettato discredito sulle istituzioni europee; sono gravi anche perché hanno creato una rottura di uguaglianza con gli altri partiti politici». In merito alla pena di incandidabilità, Agi ha precisato che non si tratta di una misura «obbligatoria» e che spetta alla Corte applicarla «rispettando la libertà di candidatura e senza ostacolare la libera scelta dell’elettore». Un comunicato della presidenza del Tribunale evidenzia inoltre che la Corte d’Appello «ritiene che sia di sua competenza la proporzionalità della sanzione rispetto alla violazione del diritto di eleggibilità».

Il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto di non commentare la decisione.

Il cambio di linea difensiva

In primo grado, Le Pen era stata riconosciuta colpevole di aver utilizzato fondi europei per retribuire assistenti parlamentari impiegati in attività diverse da quelle previste. La condanna prevedeva una pena detentiva senza sospensione e cinque anni di incandidabilità con esecuzione provvisoria. In quella fase, la difesa aveva contestato la legittimità della Corte, invocando la separazione dei poteri e sostenendo che gli assistenti svolgessero un «lavoro politico» per i deputati.

In appello, la linea difensiva è cambiata: Le Pen ha ammesso di aver potuto commettere involontariamente un reato, richiamando l’articolo 121-3 del codice penale, secondo cui «non vi è crimine o delitto senza l’intenzione di commetterlo». Ha inoltre sottolineato che il Parlamento europeo non aveva mai segnalato irregolarità.

Le altre condanne

La Corte si è pronunciata anche sugli altri imputati:

  • Fernand Le Rachinel: due anni con sospensione, 15.000 euro di ammenda e un anno di ineleggibilità.

  • Bruno Gollnisch: tre anni con sospensione, 25.000 euro di multa e un anno di incandidabilità.

  • Louis Aliot: un anno con sospensione, multa di 5.000 euro e due anni di incandidabilità sospesa; resta sindaco di Perpignan.

  • Nicolas Bay: un anno con sospensione, 5.000 euro di multa e due anni di incandidabilità sospesa.

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