Parigi, 5 Luglio 2026 – Migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia per chiedere un intervento deciso del Governo contro la violenza sessuale, dopo lo stupro e l’omicidio di una bambina di 11 anni che ha innescato una mobilitazione di massa. La vittima, identificata come Lyhanna, era scomparsa il 29 maggio a Fleurance, nel sud-ovest del Paese. Il suo corpo ritrovato quasi una settimana dopo all’interno di un silo abbandonato.
Un caso simbolo delle falle del sistema
L’indignazione pubblica è cresciuta ulteriormente quando è emerso che il principale sospettato, un uomo di 41 anni e padre di una compagna di scuola della bambina, era già stato accusato in due occasioni di violenza sessuale su minore. Le indagini, tuttavia, erano state archiviate o non avevano avuto seguito. La tragedia è diventata il simbolo di un sistema ritenuto incapace di proteggere le vittime, evidenziando responsabilità che vanno oltre il singolo caso.
Le associazioni femministe e per la tutela dell’infanzia denunciano la necessità di riconoscere la “natura sistemica” della violenza sessuale e chiedono l’adozione di una “legge globale“, che superi “misure frammentarie e leggi dettate dall’urgenza dei singoli casi”.
A Parigi, il corteo è partito dalla Place de la Bastille, diretto verso Place de la Nation. Manifestazioni si sono svolte in circa ottanta città, tra cui Agen, Digione e Tolosa. «Non possiamo accontentarci di un sistema giudiziario sottofinanziato che protegge gli aggressori invece delle vittime», ha dichiarato Anne–Cécile Mailfert, presidente della Women’s Foundation. «Con il 94% delle denunce di stupro archiviate senza seguito, ci sono molti aggressori segnalati alla giustizia che non sono chiamati a rispondere delle proprie azioni».
Le reazioni delle istituzioni
Il presidente Emmanuel Macron ha riconosciuto le criticità del sistema: «Ci sono stati malfunzionamenti evidenti. Ora dobbiamo capire cosa rientra nelle responsabilità individuali e cosa riguarda le falle sistemiche all’interno di tutti i servizi pubblici coinvolti».
Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha parlato di un «fallimento enorme», presentando le sue scuse e annunciando una revisione di circa 70mila fascicoli pendenti relativi ad abusi sessuali su minori entro il 14 luglio. «Nessun magistrato dirigente andrà in vacanza», ha affermato, aggiungendo che incontrerà «tutti e ciascuno dei procuratori generali» per fare il punto sulla situazione.
Nonostante l’ambizione dell’iniziativa, restano dubbi sulla sua realizzabilità, considerando la lentezza strutturale della giustizia francese e il numero limitato di giudici professionali, tra i più bassi in Europa secondo il Consiglio d’Europa.
Gli organizzatori delle proteste puntano a trasformare l’emozione suscitata dal caso Lyhanna in un cambiamento concreto, chiedendo l’approvazione di un testo “a 360 gradi” che affronti prevenzione, giustizia e sostegno alle vittime, in particolare le più vulnerabili. Una richiesta avanzata già dalla fine del 2024.