Bruxelles, 1 Luglio 2026 – Si chiude con una sconfitta per Google la lunga battaglia giudiziaria con l’Unione europea. La Corte di giustizia dell’Ue ha confermato in via definitiva la sanzione da 4,125 miliardi di euro inflitta dalla Commissione per abuso di posizione dominante nel mercato dei dispositivi mobili Android, respingendo il ricorso presentato dal gruppo di Mountain View e dalla holding Alphabet.
La decisione della Corte e il precedente del 2022
La pronuncia dei giudici di Lussemburgo conferma la sentenza del Tribunale dell’Ue del 2022, che aveva già sostanzialmente validato l’impianto accusatorio della Commissione, riducendo però la multa dagli iniziali 4,342 miliardi a 4,125 miliardi di euro. Una riduzione che non ha intaccato il cuore delle contestazioni: secondo Bruxelles, Google ha sfruttato la propria posizione dominante nel sistema operativo Android per rafforzare quella detenuta nel mercato della ricerca online.
In particolare, l’azienda avrebbe imposto ai produttori di smartphone e tablet condizioni contrattuali tali da rendere di fatto obbligatoria la preinstallazione del motore di ricerca Google Search e del browser Chrome sui dispositivi.
Nel mirino anche gli accordi di licenza che impedivano ai produttori interessati a utilizzare le applicazioni Google di commercializzare dispositivi basati su versioni alternative di Android non approvate dalla società. Pratiche che, secondo la Commissione, hanno consolidato il predominio dell’azienda, limitando la concorrenza e riducendo le possibilità di scelta per consumatori e sviluppatori. Il Tribunale aveva escluso solo una parte delle accuse, relative ad alcuni accordi di condivisione dei ricavi con produttori e operatori telefonici, ricalibrando così l’importo della sanzione. La Corte ha ora stabilito che non vi sono errori di diritto nella valutazione complessiva del caso.
Reazioni: tra critiche e soddisfazione
I giudici hanno respinto anche le argomentazioni difensive di Google. L’azienda sosteneva che la Commissione non avesse considerato il ruolo di Apple, che sui propri dispositivi privilegia applicazioni e servizi proprietari, e che gli utenti Android restassero liberi di scaricare alternative con facilità. Una linea che non ha convinto la Corte, in linea con il parere espresso dall’avvocato generale Juliane Kokott.
Da Mountain View è arrivata una presa d’atto accompagnata da critiche: «Questa sentenza non riconosce i significativi investimenti fatti per garantire che Android rimanga aperto, interoperabile e gratuito», ha dichiarato un portavoce, aggiungendo che l’azienda ha già modificato i propri accordi e continuerà a puntare «sull’innovazione e sull’apertura a beneficio di utenti, partner e sviluppatori».
Soddisfazione invece da parte delle associazioni dei consumatori. «Le aziende dominanti non possono usare il loro potere per soffocare la concorrenza e limitare la scelta dei consumatori», ha affermato il direttore generale del Beuc, Agustín Reyna, definendo la decisione «un messaggio chiaro» e «una grande vittoria» per l’Europa, che conferma la necessità di strumenti come il Digital Markets Act.