Venezuela, dopo il sisma cresce l’allarme epidemie

 

Caracas, 29 Giugno 2026 – Dopo il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, oltre all’emergenza dei soccorsi si apre una fase altrettanto critica: quella sanitaria. La distruzione delle infrastrutture idriche e fognarie, il sovraffollamento nei rifugi temporanei e il collasso di un sistema sanitario già fragile creano le condizioni ideali per la diffusione di malattie infettive. Secondo la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), il rischio di epidemie è concreto e richiede interventi immediati e coordinati. La priorità, spiegano gli esperti, è garantire acqua sicura, campagne vaccinali e controllo dei vettori.

«Il Venezuela era già un contesto estremamente fragile dal punto di vista sanitario, con una grave carenza di farmaci, servizi ospedalieri in difficoltà, personale sanitario ridotto e un sistema di sorveglianza epidemiologica fortemente indebolito. Un evento catastrofico come questo può trasformare malattie già endemiche in vere e proprie epidemie», ha dichiarato Antonio Cascio, professore di malattie infettive all’Università di Palermo e membro Simit.

Nessun nuovo danno dalle scosse di assestamento

Intanto, dal fronte sismico arrivano segnali relativamente rassicuranti. Il presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodriguez, ha riferito che le scosse registrate nella mattinata non hanno causato ulteriori danni. «Abbiamo appena registrato una replica di moderata intensità. Non abbiamo segnalazioni di danni aggiuntivi in nessuna parte del territorio nazionale», ha scritto sul proprio canale Telegram.

Secondo la Fondazione venezuelana per le ricerche sismologiche (Funvisis), sono stati rilevati due eventi: il primo, di magnitudo 5,1, con epicentro nello Stato di Aragua; il secondo, di magnitudo 4,2, al largo delle coste di La Guaira. Proseguono nel frattempo le operazioni di soccorso nelle aree colpite dal doppio sisma della scorsa settimana, che ha causato oltre 1.400 vittime e gravi danni alle infrastrutture.

Denunce sui social: accuse di estorsioni

Nel Paese emergono anche tensioni sul fronte sociale e istituzionale. Sui social network si moltiplicano le accuse contro forze dell’ordine e militari, sospettati di episodi di estorsione durante l’emergenza.

La diffusione di queste denunce favorita dalla recente apertura dei social, concessa dal Governo sotto la pressione dell’opinione pubblica, desiderosa di informazioni sul destino dei propri familiari. Diversi utenti su X riportano casi in cui sarebbero stati richiesti pagamenti per la rimozione dei corpi o per il passaggio di aiuti umanitari. Tra le segnalazioni, quella di volontari fermati al confine con la Colombia e costretti a lasciare parte delle forniture o a pagare per proseguire. Un’altra testimonianza riguarda un operatore di macchinari pesanti che avrebbe dovuto versare circa 2.000 dollari per poter transitare con attrezzature destinate alla rimozione delle macerie. Altre denunce parlano di pagamenti richiesti per il recupero dei corpi delle vittime.

Accuse che, al momento, non risultano verificate in modo indipendente e su cui non sono arrivate dichiarazioni ufficiali, ma che riflettono le difficoltà e le tensioni in un contesto di emergenza.

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