Bruxelles, 27 giugno 2026 – Gli investigatori europei antifrode hanno smascherato un vasto sistema illegale di esportazione di rifiuti tessili dall’Italia alla Turchia, portando alla luce un’operazione altamente redditizia finalizzata ad aggirare le normative ambientali e i costi legati al riciclo.
L’indagine, coordinata dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) in collaborazione con i Carabinieri italiani e le autorità doganali turche, ha riguardato in particolare rifiuti tessili contenenti elevate quantità di fibre acriliche. Questi materiali, difficili da riciclare e persistenti nell’ambiente fino a 200 anni, sono soggetti a rigide e onerose procedure di smaltimento.
Secondo quanto emerso, le spedizioni venivano etichettate in modo fraudolento per eludere tali obblighi. «Schemi come questo, che offrono vie per eludere illegalmente i costi di riciclo di alcuni tipi di rifiuti tessili o per non rispettare le norme ambientali, rappresentano un’occasione per le reti criminali organizzate di ottenere guadagni illeciti», ha dichiarato il direttore generale dell’Olaf, Petr Klement.
Sequestri e sviluppo dell’indagine
Attraverso l’analisi dei flussi commerciali e dei dati doganali, l’Olaf ha individuato spedizioni sospette, allertando le autorità turche. I controlli hanno portato al sequestro di circa 4.200 tonnellate di rifiuti tessili esportati illegalmente. L’inchiesta ha subito un’accelerazione durante un’ispezione congiunta in Turchia, che ha coinvolto funzionari europei ed esperti ambientali italiani. Oltre al primo sequestro, rinvenute ulteriori 2.100 tonnellate di rifiuti in un magazzino collegato a un impianto di riciclo non conforme alle normative locali, oltre a un ulteriore carico proveniente da una spedizione separata.
A queste si aggiungono altre 768 tonnellate individuate nel porto turco di Mersin, anch’esse etichettate in modo scorretto e destinate a smaltimento illegale.
Le indagini hanno già prodotto effetti concreti in Italia. I Carabinieri hanno perquisito un complesso aziendale a Brescia, sequestrando gli stabilimenti, una flotta di camion e circa 12 milioni di euro di beni finanziari. Il caso si inserisce in un contesto più ampio: la crescente diffusione del consumo “usa e getta” nel settore dell’abbigliamento. Nel 2019 in Europa prodotte circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, ma solo una quota limitata è raccolta separatamente per il riutilizzo o il riciclo.
Nuove norme e allarme sull’ultra fast fashion
Per contrastare il fenomeno, nel 2025 la Commissione europea ha introdotto nuove norme sulla gestione dei rifiuti tessili, rafforzando i controlli sulle esportazioni e il ruolo dell’Olaf nelle indagini. Parallelamente, una coalizione di cinque Stati membri, guidata dalla Francia, ha chiesto un inasprimento delle misure contro l’ultra fast fashion. In un documento congiunto, i Paesi evidenziano il rischio che questo modello comprometta gli obiettivi ambientali europei e sovraccarichi i sistemi di gestione dei rifiuti.