Pacchi low cost, slitta ancora la mini tassa

 

Roma, 23 Giugno 2026 – Il Governo ha deciso di premere il tasto pausa rinviando al 2 di ottobre la mini tassa inerente i pacchi low cost provenienti dai Paesi extra Ue, il cui valore è inferiore ai 150 euro, introdotta nell’ultima legge di bilancio. La decisione è giunta al termine del Consiglio dei ministri con l’intento chiaro di evitare che i consumatori italiani si ritrovino a pagare due volte.

L’introduzione del contributo sui pacchi low cost da parte del Governo italiano nasce con l’intento di frenare l’avanzata dei giganti cinesi dell’ecommerce che negli ultimi anni hanno conquistato una grossa fetta di mercato grazie ai prezzi competitivi.

Il dazio comunitario

Questo perché a partire da luglio infatti entrerà in vigore la nuova tariffa europea di 3 euro sui pacchi low cost extra Ue. “Un dazio per articolo che sarà in vigore fino al primo luglio 2028, quando sarà operativo l’hub doganale europeo dedicato al commercio elettronico”, spiegano dalla Commissione Ue sottolineando che “tale misura va a sostituire un’esenzione doganale obsoleta”. Un vantaggio competitivo che non si traduce in una tassa per i consumatori.

Nel 2025, ad esempio, le importazioni attraverso le piattaforme di e-commerce sono arrivate a un totale di circa 5,9 miliardi di articoli venduti, mettendo sotto pressione i sistemi doganali e rendendo urgente l’introduzione di nuovi sistemi e nuove regole.

La Commissione inoltre spiega che il calcolo avviene sulla base della classificazione tariffaria del bene e non sulla quantità e interessa i pacchi il cui costo non superi i 150 euro indipendentemente dal regime iva applicato. Esenti i prodotti coperti da accordi commerciali preferenziali o da misure dell’Unione doganale “a condizione che l’Iva non sia riscossa tramite risarcimenti o perdite e che siano dichiarati entro il primo semestre”.

Chi paga?

Fatta eccezione per quei rari casi in cui sarà il consumatore a pagare il dazio (in quegli Stati membri che offrono un sistema di dichiarazione online gratuita per i cittadini), di norma la misura sarà a carico del dichiarante del bene, quindi al venditore o all’importatore.

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