Roma, 18 Giugno 2026 – Chi beve caffè dorme meno, ma tende anche a muoversi di più. Il cosiddetto “effetto tazzina” è al centro di una serie di studi che analizzano i meccanismi legati al consumo di una delle bevande più diffuse al Mondo. Il legame più immediato riguarda l’impatto sul sonno, ma emergono anche effetti sul livello di attività quotidiana.
Uno studio condotto ai ricercatori delle università di San Francisco e Berkeley, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha rilevato che il consumo di una o più tazze di caffè al giorno è associato a una riduzione media di 36 minuti di sonno rispetto a chi non ne assume per due settimane.
Quando e quanto caffè bere
La ricerca, che ha coinvolto 100 adulti tra i 39 e i 52 anni, ha evidenziato anche un aumento dell’attività fisica: chi beveva caffè compiva circa 1000 passi in più al giorno rispetto al gruppo di controllo. Lo studio randomizzato ha inoltre analizzato gli effetti cardiovascolari, mostrando che il consumo di caffè con caffeina non determina un incremento delle contrazioni atriali premature giornaliere. Questi dati si inseriscono nel quadro delle linee guida internazionali, che in Europa e negli Stati Uniti raccomandano di non superare i 400 milligrammi di caffeina al giorno, equivalenti a circa 3-4 tazzine di espresso o moka.
A completare il quadro contribuisce una meta-analisi pubblicata su Science Direct, basata su 24 studi, che individua il momento più opportuno per l’ultima assunzione di caffè senza compromettere il sonno notturno. Secondo i risultati, circa 100 milligrammi di caffeina, pari a una tazzina, non incidono sul riposo se consumati almeno 9 ore prima di andare a dormire. «Il caffè bevuto dopo pranzo, verso le 14, si farà sentire potenzialmente fino alle 23», osservano i ricercatori. Un’indicazione più precisa rispetto a studi precedenti, che collocavano l’effetto in una finestra variabile tra le 2 e le 10 ore.
I geni che influenzano la risposta alla caffeina
Gli scienziati hanno inoltre identificato fattori genetici che incidono sulla risposta individuale alla caffeina. Il gene CYP1A2 regola la velocità con cui il fegato metabolizza la sostanza, mentre il gene ADORA2A codifica un recettore dell’adenosina nel cervello, influenzando la sensibilità agli effetti stimolanti. Le varianti del gene ADORA2A spiegano perché alcune persone siano più soggette all’insonnia rispetto ad altre dopo aver bevuto caffè.