Roma, 6 Giugno 2026 – La guerra tra Usa e Iran si riaccende nel Golfo Persico, con gli scontri più intensi registrati dalla tregua, definita da molti solo formale, concordata a inizio aprile. I negoziati per un cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz restano in stallo, come ribadito da Teheran, che smentisce l’ottimismo espresso da Donald Trump.
Attacco in Kuwait e versioni contrastanti
Missili e droni iraniani hanno colpito l’aeroporto internazionale del Kuwait, causando un morto e oltre sessanta feriti, alcuni in gravi condizioni. Il ministero della Difesa kuwaitiano ha parlato di «aggressione criminale iraniana», denunciando danni a infrastrutture civili e la morte di un cittadino indiano.
Il Kuwait ha inoltre espulso due diplomatici iraniani e negato che le forze statunitensi stiano operando dal proprio territorio. I Pasdaran hanno però smentito la responsabilità, sostenendo che l’esplosione sia stata provocata da un malfunzionamento di un sistema missilistico Patriot di fabbricazione statunitense.
Secondo i media iraniani, i Guardiani della rivoluzione avrebbero colpito obiettivi statunitensi in Bahrein, circostanza negata dal Centcom, che ha affermato che i missili non hanno raggiunto i bersagli. Lo stesso comando ha dichiarato di aver condotto «attacchi difensivi» nel sud dell’Iran, colpendo centri missilistici e imbarcazioni impegnate nel posizionamento di mine, oltre a installazioni sull’isola di Qeshm.
Il Centcom ha inoltre riferito di aver intercettato quattro droni diretti verso lo Stretto di Hormuz, considerati una minaccia per il traffico marittimo, e di aver colpito radar iraniani per prevenire ulteriori attacchi.
Tensioni regionali e rischio escalation
Le tensioni sono aumentate anche in Kuwait e Bahrein, dove sono risuonate sirene d’allarme e si sono udite esplosioni. Le autorità kuwaitiane hanno parlato di attacchi «ostili», senza attribuirne la responsabilità. Il Bahrein ha condannato «questa palese aggressione» come violazione della sovranità nazionale.
I Pasdaran hanno confermato il lancio di missili contro «basi nemiche», in risposta a quella che definiscono un’«invasione» statunitense di isole iraniane. Il Centcom ha precisato che sette missili balistici sono stati lanciati verso Kuwait e Bahrein, sei intercettati e uno caduto senza colpire obiettivi, aggiungendo che «non risultano feriti tra il personale statunitense».
Negoziati bloccati e dichiarazioni politiche
I colloqui indiretti restano fermi. Teheran attribuisce lo stallo all’«aggressione del Libano da parte di Israele», mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato: «Le comunicazioni non sono bloccate del tutto ma i negoziati non fanno progressi».
Donald Trump ha sostenuto che «l’Iran ha accettato di non avere un’arma nucleare», affermando anche che Teheran «non ha altra scelta». Il presidente ha indicato che al Paese resterebbe circa il 21-22% del suo arsenale missilistico.
Parallelamente, il viceministro degli Esteri iraniano Gharibabadi ha posto come condizione per un accordo lo sblocco di almeno metà dei beni congelati. Intanto, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che Usa e Israele sono pronti a «riprendere su larga scala l’azione militare» se necessario.