Roma, 5 Giugno 2026 – La lotta all’evasione fiscale entra in una nuova fase, più ambiziosa e strutturata. Grazie anche a una convenzione triennale con il ministero dell’Economia che sarà discussa insieme ai sindacati il 16 giugno, l’Agenzia intende delineare un percorso che non solo pone come obiettivo quello di rafforzare i controlli, ma punta a trasformare l’intero ecosistema di compliance al fine di recuperare efficientemente le risorse e sfruttare le nuove tecnologie anche per ridurre i tempi di risposta e attesa dei contribuenti (per i rimborsi Iva scenderanno a 64 giorni nel 2028).
Il piano
Secondo le previsioni dell’Agenzia delle Entrate, il nuovo piano per il contrasto all’evasione fiscale dovrebbe permettere di intercettare circa 14,5 miliardi nel 2026 dalle attività di controllo e prevenzione, cifra che dovrebbe aumentare nel tempo arrivando a 14,7 miliardi di euro nel 2027 e 14,9 nel 2028. A questi numeri si aggiungono i 14,3 miliardi individuati dall’Agenzia Entrate-Riscossione (Ader), quasi 15 miliardi nel 2027 e 12,5 miliardi stimati nel 2028.
Maggiore attenzione anche per quanto riguarda il fenomeno delle partite Iva cosiddette “apri e chiudi”, utilizzate spesso per manovre illecite.
Non solo, altro dato che l’Agenzia delle Entrate intende potenziare è quello inerente i controlli con l’intenzione di raggiungere quota 1,2milioni entro fine anno. Questi saranno formali, il cui tasso di positività è previsto intorno al 90%, mentre quelli sostanziali come per Iva, imposte dirette e Irap, è stimato al 93% sottolineando come l’attività ispettiva diventa più mirata grazie alle analisi di rischio sempre più performanti grazie anche all’utilizzo della tecnologia.
Ia e nuove tecnologie
Proprio l’avvento delle nuove tecnologie, in particolar modo quelle collegate all’intelligenza artificiale giocano un ruolo importante grazie all’incrocio dei dati ricavati dai Pos e dai registratori telematici che hanno già generato un’emersione stimata di circa 5,3 miliardi. Come specificato lo scorso ottobre nelle linee guida del direttore Vincenzo Carbone, l’intelligenza artificiale non andrà mai a sostituire il lavoro umano, ma anzi, sarà uno strumento di supporto e non decisore.