Allargamento Ue: Montenegro guida i candidati

 

Bruxelles, 5 Giugno 2026 – Il Montenegro si conferma oggi il candidato più vicino all’ingresso nell’Unione europea, indicato da Bruxelles come il Paese più avanzato nell’intero processo di allargamento. Podgorica ha aperto tutti i capitoli negoziali e ne ha chiusi provvisoriamente circa la metà. A maggio è stato inoltre istituito il gruppo tecnico incaricato di preparare il futuro Trattato di adesione.

Le autorità montenegrine puntano a concludere i negoziati entro il 2026 e a formalizzare l’ingresso nell’Ue nel 2028. Tuttavia, da Bruxelles si ribadisce che le tempistiche restano subordinate all’attuazione concreta delle riforme richieste.

Albania, progressi rapidi sui “fondamentali”

Subito dopo il Montenegro si colloca l’Albania, che insieme a Podgorica rappresenta uno dei principali risultati recenti della politica di allargamento europea. Tirana ha aperto tutti i cluster negoziali e ha recentemente raggiunto gli obiettivi intermedi del primo cluster dedicato ai cosiddetti “fondamentali”. Questo ambito comprende questioni chiave come lo stato di diritto, la riforma della giustizia e il funzionamento della pubblica amministrazione. Secondo diversi funzionari europei, «è il Paese che sta registrando i progressi più rapidi nell’adeguamento all’acquis comunitario».

Serbia e Macedonia del Nord tra ostacoli politici

Più complesso il percorso della Serbia, impegnata nei negoziati di adesione dal 2014 ma ancora alle prese con diversi nodi politici. Tra questi, il dialogo con il Kosovo, le criticità legate allo stato di diritto e il limitato allineamento alla politica estera dell’Ue. Secondo il Servizio europeo per l’azione esterna, Belgrado si allinea attualmente solo per il 63% alle posizioni comuni europee, un dato significativamente inferiore rispetto agli altri partner della Regione.

Anche la Macedonia del Nord continua a incontrare difficoltà legate a dispute bilaterali con Stati membri. Dopo aver risolto il contenzioso sul nome con la Grecia, Skopje resta bloccata dalle richieste della Bulgaria, che chiede modifiche costituzionali come condizione per sbloccare i negoziati. Bruxelles continua a sollecitare il Governo macedone ad attuare gli impegni presi.

Bosnia-Erzegovina e Kosovo in ritardo

Più arretrata la posizione della Bosnia-Erzegovina che, pur avendo ottenuto l’apertura dei negoziati, deve ancora affrontare profonde divisioni interne e completare numerose riforme richieste dall’Ue. Bruxelles considera il Paese un candidato strategico, ma insiste sulla necessità di progressi concreti nel funzionamento delle istituzioni, nello stato di diritto e nelle riforme economiche.

Il Kosovo resta infine il candidato più distante dall’adesione. Dopo aver presentato domanda nel 2022, il Consiglio non ha ancora avviato formalmente l’esame della candidatura. A pesare è soprattutto il mancato riconoscimento dell’indipendenza da parte di cinque Stati membri, che continua a rappresentare un ostacolo politico rilevante.

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