Mosca, 4 Giugno 2026 – Le conseguenze del conflitto iniziano a riflettersi in modo sempre più diretto sulla vita quotidiana dei cittadini russi. In almeno 15 Regioni della Federazione, tra cui Mosca e la sua area metropolitana, sono stati introdotti limiti alla vendita di benzina e gasolio in seguito ai ripetuti attacchi con droni ucraini contro le infrastrutture petrolifere.
Secondo i media russi, diverse catene di distributori hanno imposto restrizioni agli acquisti. Nella regione di Mosca, le stazioni Lukoil, Gazprom e ORTK hanno fissato tetti compresi tra 100 e 150 litri per cliente. A San Pietroburgo, invece, alcune reti hanno stabilito limiti tra 50 e 95 litri, alimentando timori di possibili carenze.
Restrizioni più severe nelle aree di confine e nei territori occupati
Misure ancora più rigide si registrano nella regione di Belgorod, al confine con l’Ucraina. Qui alcuni distributori Rosneft hanno smesso di riempire taniche e impediscono ai veicoli di effettuare il pieno. Già a metà maggio, nella Regione di Ryazan, erano emerse difficoltà nel reperire benzina AI-92 e AI-95 dopo un attacco a una grande raffineria locale.
Problemi analoghi emergono anche nei territori occupati da Mosca. Nella Regione di Luhansk la vendita è stata limitata a 20 litri per persona. In Crimea è stata sospesa la vendita di carburante in contanti dopo nuovi attacchi alle infrastrutture logistiche; in precedenza erano stati introdotti buoni con un limite di 20 litri per cittadino.
Attacchi alle infrastrutture e calo della produzione
Le autorità locali continuano a minimizzare, parlando di «difficoltà temporanee», «manutenzioni straordinarie» e aumento stagionale della domanda. Tuttavia, i dati delineano un quadro più complesso. Secondo Bloomberg, solo nel mese di maggio le infrastrutture petrolifere russe sono state colpite almeno 30 volte, il numero più alto dall’inizio della guerra. Gli attacchi avrebbero interessato 16 raffinerie, incluse otto delle dieci più grandi del Paese. Alcuni impianti sarebbero stati colpiti ripetutamente, compromettendo la capacità produttiva. Gli analisti di OilX stimano una riduzione della raffinazione a 4,58 milioni di barili al giorno, il livello più basso dall’autunno 2009, circa il 13% in meno rispetto all’anno precedente.
L’Ucraina ha ampliato i propri obiettivi, colpendo non solo raffinerie ma anche terminal, stazioni di pompaggio e unità secondarie, più difficili da riparare a causa delle sanzioni occidentali.
Nonostante ciò, il Cremlino sostiene che il mercato interno resti stabile. Il vice primo ministro Aleksandr Novak ha parlato di «una lieve diminuzione della produzione» legata a manutenzioni non programmate, escludendo rischi per l’approvvigionamento. Parallelamente, Mosca ha introdotto un divieto totale all’esportazione di benzina e carburante per l’aviazione.
Da Kiev, il presidente Volodymyr Zelensky rivendica invece i risultati della strategia: «dall’inizio dell’anno sarebbero state messe fuori uso 15 raffinerie» e quasi il 40% della capacità di raffinazione primaria russa risulterebbe inattiva. L’obiettivo dichiarato è colpire una delle principali fonti di entrate del Paese e rendere tangibili per la popolazione gli effetti economici del conflitto.