Diritti in Italia: consenso alto, ma leggi ferme

 

Roma, 1 Giugno 2026 – In Italia il blocco dei diritti non nasce dall’assenza di consenso sociale. È quanto emerge dal report di Semia Fondo delle Donne Cittadinanze sospese. Indagine tra riconoscimento formale ed esercizio dei diritti in Italia, che evidenzia un ampio sostegno dell’opinione pubblica su temi come uguaglianza di genere, libertà delle persone LGBTQIA+ e interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Tuttavia, questo consenso fatica a tradursi in norme effettive e accessibili.

Il quadro delineato è profondamente contraddittorio: a fronte di un orientamento favorevole della popolazione, il sistema istituzionale non riesce a trasformare queste istanze in politiche concrete.

Il caso Ivg e le disuguaglianze territoriali

Oltre il 70% degli italiani sostiene la legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza, una percentuale superiore alla media globale del 56%. Nonostante ciò, la legge 194/1978 risulta indebolita nella sua applicazione. Le percentuali di obiezione di coscienza restano elevate: 57,1% tra i medici, 35,1% tra gli anestesisti e 30,9% tra il personale sanitario.

A questo si aggiunge che quasi il 40% delle 540 strutture autorizzate non eroga il servizio. Ne deriva una mobilità sanitaria forzata: nel 2023, 3.451 donne si sono spostate fuori Regione per accedere all’Ivg, con incidenze maggiori da Basilicata (26,4%), Molise (14,2%) e Umbria (13,9%). Solo quattro Regioni hanno recepito le linee guida sulla deospedalizzazione dell’Ivg farmacologica, mentre i contraccettivi restano privi di copertura economica generalizzata.

La ricerca, curata da Massimo Prearo, Giulia Marchese, Marta Nicolazzi e Aurora Perego, analizza oltre dieci anni di produzione normativa attraverso un dataset di 1.224 atti legislativi. Ne emerge un vero e proprio “imbuto legislativo”: i diritti entrano nel dibattito pubblico e raccolgono consenso, ma raramente completano l’iter parlamentare.

Il report definisce questo fenomeno “deficit di conversione”, ovvero la crescente distanza tra società e istituzioni, in cui il consenso non si traduce né in leggi né in accesso reale alle tutele.

Democrazia imperfetta e cittadinanza sospesa

Questi elementi delineano una “democrazia imperfetta”, dove i diritti possono essere formalmente riconosciuti senza essere garantiti in modo uniforme. L’erosione delle tutele avviene anche attraverso meccanismi meno visibili: mancata applicazione delle norme, accesso diseguale ai servizi e indebolimento progressivo dei diritti esistenti. Le conseguenze colpiscono soprattutto donne, persone LGBTQIA+, migranti, persone con disabilità e soggetti economicamente vulnerabili, in una condizione definita “cittadinanza sospesa”.

«Il movimento femminista denuncia da tempo il restringimento dello spazio civico e democratico in Italia, aggravato dall’espansione di narrative anti-diritti», afferma Miriam Mastria, direttrice di Semia Fondo delle Donne. «Con questo report abbiamo voluto costruire un’analisi ampia e rigorosa».

Il report sarà presentato il 9 giugno 2026 alle ore 10.30 presso la Casa Internazionale delle Donne, Sala Tosi, a Roma. Introdurranno Silvia Menecali e Paola De Leo. Interverranno Massimo Prearo e Giulia Marchese, con conclusioni e Q&A a cura di Camilla Speriani.

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