Milano, 30 Maggio 2026 – Il 6 giugno 2026 rappresenta una data chiave per automobilisti e imprese italiane: salvo interventi dell’ultima ora, in quella giornata scadrà il regime di riduzione delle accise sui carburanti introdotto dal decreto-legge n. 89 del 22 maggio.
Il taglio delle accise, avviato dal Consiglio dei ministri il 18 marzo, con uno sconto di 24,4 centesimi al litro su benzina e gasolio, è rimasto in vigore fino all’1 maggio. Successivamente, tra il 2 e il 22 maggio, il beneficio è stato mantenuto invariato per il diesel, mentre per la benzina è sceso a 6,1 centesimi al litro. Dal 23 maggio al 6 giugno, invece, l’intervento sulla benzina non risulta modificato, mentre quello sul gasolio è emerso dimezzato a 12,2 centesimi. Il costo complessivo della misura si aggira intorno ai 2 miliardi di euro, con una spesa mensile pari a circa 1 miliardo nella fase iniziale più incisiva.
L’onere finanziario e la linea del Governo
Parallelamente al taglio delle accise, l’Esecutivo ha previsto circa 300 milioni di euro in crediti d’imposta per il settore dell’autotrasporto e agevolazioni per l’acquisto di fertilizzanti in agricoltura. Una scelta che conferma l’orientamento verso interventi più mirati. Sul futuro della misura, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato: «Ad oggi non abbiamo previsto un quarto intervento anche perché anche gli interventi precedenti sono stati molto costosi e pesanti per il bilancio dello Stato. Ed è per questo che la presidente del Consiglio ha chiesto all’Unione europea la possibilità di derogare al Patto di stabilità».
La risposta dell’Ue, attesa nei prossimi giorni, sembra però orientata verso un rifiuto. Anche la proposta del vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto di riprogrammare i fondi europei con un focus sull’energia ha incontrato la contrarietà delle Regioni, principali destinatarie di tali risorse. In ogni caso, questi fondi non appaiono destinati al finanziamento del taglio delle accise.
Le ipotesi dopo il 6 giugno
Le opzioni sul tavolo delineano una strategia sempre più distante dai cosiddetti “bonus a pioggia”. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha sottolineato: «Il nostro obiettivo era venire incontro a famiglie e imprese in un momento molto complesso. Vediamo adesso se ci sono da fare ulteriori interventi, si vedrà».
Tra le ipotesi principali emerge il superamento della misura, con un rafforzamento degli strumenti strutturali come i crediti d’imposta, ritenuti più efficaci nel rispondere alle esigenze delle filiere produttive. Anche il Fondo monetario internazionale ha invitato a «sostituire il taglio delle accise con aiuti a famiglie vulnerabili».
Non si esclude, tuttavia, il rischio di rialzi dei prezzi alla pompa in caso di stop definitivo, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e da un’inflazione italiana al 3,2% annuo a maggio, superiore a Germania e Francia.
Resta infine aperta l’ipotesi di una proroga selettiva, anche se meno probabile e comunque destinata a essere più mirata rispetto al passato.