Bruxelles, 26 Maggio 2026 – Il nuovo pacchetto europeo sulle reti elettriche si sta affermando come uno dei dossier più delicati nei negoziati comunitari. Al centro del confronto emerge una misura destinata a far discutere: l’introduzione del “silenzio–assenso“, che consentirebbe ai progetti infrastrutturali energetici di procedere automaticamente in assenza di risposta delle autorità nazionali entro termini prestabiliti.
Secondo un documento visionato da Euronews, la Commissione europea propone che alcune fasi delle procedure autorizzative possano considerarsi approvate senza una decisione esplicita degli Stati membri. L’obiettivo è accelerare la modernizzazione delle reti elettriche europee, oggi sempre più sotto pressione a causa della transizione energetica.
Autorizzazioni lente e reti sotto pressione
Bruxelles motiva l’intervento con i tempi eccessivamente lunghi per la realizzazione dei progetti: tra 3,5 e 7,5 anni per le reti di distribuzione e fino a 10 anni per quelle di trasmissione. In molti casi, oltre la metà dei ritardi è attribuita alla complessità delle autorizzazioni amministrative. La misura si inserisce nella strategia per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, puntando a rimuovere uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle infrastrutture necessarie per l’elettrificazione e l’integrazione delle energie rinnovabili.
La proposta ha però innescato un confronto acceso tra istituzioni europee e Governi nazionali. Diversi Paesi membri temono che il meccanismo possa comportare un trasferimento di competenze verso Bruxelles. Nel corso dei negoziati sono emerse preoccupazioni su possibili effetti collaterali, tra cui incertezza giuridica, indebolimento dei controlli ambientali e riduzione della discrezionalità amministrativa.
Francia e Germania si sono espresse contro l’introduzione obbligatoria del silenzio–assenso, mentre Danimarca, Paesi Bassi e Polonia mostrano un atteggiamento più favorevole. Altri Paesi chiedono invece maggiore flessibilità, lasciando ai singoli Stati la scelta sull’adozione del meccanismo.
Tra transizione energetica e sovranità nazionale
La Commissione europea difende la proposta, ritenendola compatibile con la tutela ambientale e necessaria per conseguire gli obiettivi climatici. I progetti di rete, inoltre, beneficerebbero di una presunzione di «prevalente interesse pubblico», facilitando così l’iter autorizzativo.
Tuttavia, il tema resta politicamente sensibile. Le decisioni sulle infrastrutture energetiche coinvolgono questioni legate all’uso del suolo, all’opposizione delle comunità locali e ai contenziosi ambientali, ambiti tradizionalmente di competenza nazionale.
La presidenza di turno dell’Ue punta a raggiungere un accordo generale entro il 26 giugno, in occasione della riunione dei ministri dell’Energia a Bruxelles. L’intesa definirà la posizione del Consiglio in vista del confronto con il Parlamento europeo.