Roma, 25 Maggio 2026 – Le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e il rischio escalation nello Stretto di Hormuz si stanno traducendo in un aumento diretto dei costi per le micro e piccole imprese italiane. Non si tratta solo di grandi industrie energivore: a essere colpite sono soprattutto le attività di prossimità, quelle che quotidianamente garantiscono servizi essenziali a famiglie e territori. Secondo un’analisi Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), il rincaro di petrolio, carburanti ed energia rischia di trasformarsi in una vera e propria “tassa occulta” per artigiani, manutentori, tecnici e operatori del trasporto leggero.
L’impatto sui costi operativi
I dati evidenziano un aumento significativo delle spese annuali legate al carburante. Un artigiano con un furgone può arrivare a sostenere fino a 1.000 euro in più l’anno; una microimpresa con due mezzi sfiora i 1.900 euro, mentre con tre veicoli si superano i 2.900 euro. Ancora più rilevanti i costi per chi lavora su lunghe percorrenze: oltre 1.600 euro annui per un Ncc, circa 2.000 euro per un taxi e più di 10.500 euro per una piccola impresa di autotrasporto merci.
Nel complesso, l’impatto stimato oscilla tra i 3 e i 4 miliardi di euro annui.
«La crisi del Golfo è entrata direttamente nei prezzi quotidiani: dalla manutenzione della caldaia alla consegna del pane», sottolinea il presidente, Dario Costantini. «Per milioni di artigiani ogni furgone sta diventando una bolletta viaggiante».
Le attività locali, infatti, non possono ridurre gli spostamenti: il lavoro coincide con la mobilità. Un impiantista percorre mediamente fino a 30mila chilometri l’anno, mentre un tecnico può effettuare anche sei interventi al giorno. A questo si aggiunge il peso dei rincari energetici per laboratori, panifici e piccole attività produttive.
Le Regioni maggiormente coinvolte sono quelle con una forte presenza di microimprese e filiere locali diffuse: Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Piemonte e Abruzzo. Qui il modello produttivo si basa su una rete capillare di servizi che operano prevalentemente su strada. In Italia circolano circa 4,6 milioni di veicoli commerciali leggeri: se anche solo la metà fosse colpita da un aumento medio di 1.000 euro annui, il costo complessivo supererebbe i 2 miliardi di euro.
Le richieste al Governo
«Le grandi imprese possono in parte assorbire gli shock con contratti strutturati, ma le piccole subiscono immediatamente ogni aumento», evidenzia la Cna. Per questo, la Confederazione chiede interventi urgenti per contenere l’impatto del caro carburanti e salvaguardare la competitività delle Pmi, evitando che l’instabilità internazionale si trasformi in un ulteriore freno alla crescita economica del Paese.