Roma, 6 Maggio 2026 – Resta incerta la risposta di Teheran alla bozza finale presentata dagli Usa per porre fine alle ostilità. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, che cita una fonte ben informata, «l’Iran non ha ancora fornito una risposta ufficiale» e il documento conterrebbe «diverse clausole inaccettabili». Un segnale che evidenzia come, nonostante i progressi diplomatici, persistano nodi critici nel negoziato.
Danni più estesi del previsto alle basi Usa
Intanto emergono nuovi dettagli sull’impatto degli attacchi iraniani nel Golfo. Un’inchiesta del Washington Post, basata su oltre 100 immagini satellitari, rivela che i raid avrebbero colpito almeno 228 strutture o equipaggiamenti in 15 basi militari statunitensi in Medio Oriente. Tra gli obiettivi figurano hangar, caserme, depositi di carburante, velivoli e sistemi radar.
Secondo il quotidiano, l’entità dei danni sarebbe «molto più ampia» rispetto a quanto finora dichiarato dal Pentagono. Le immagini analizzate sono state in gran parte verificate tramite il sistema europeo Copernicus e fonti commerciali, senza evidenze di manipolazioni. Tuttavia, le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sulla diffusione di immagini satellitari dell’area rendono più complessa una valutazione indipendente.
Diplomazia e minacce: le parole di Trump
Sul piano politico, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato su Truth che un accordo potrebbe portare alla fine dell’operazione «Epic Fury» e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. «Se non accetteranno, inizieranno i bombardamenti», ha avvertito, sottolineando che sarebbero «di un livello e di un’intensità molto maggiori rispetto a prima».
Parallelamente, la Casa Bianca ritiene vicino un memorandum d’intesa in 14 punti, che includerebbe una moratoria iraniana sull’arricchimento nucleare in cambio della revoca delle sanzioni e dello sblocco di fondi congelati. Secondo Axios, Washington attende una risposta entro 48 ore. Fonti citate da Reuters confermano: «Ci siamo quasi».
Reazioni regionali e tensioni sul campo
Non tutti gli alleati sembrano però allineati. Un funzionario israeliano ha dichiarato al Times of Israel: «Ci stavamo preparando a un’escalation», sottolineando come Tel Aviv non fosse a conoscenza dei progressi negoziali.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito «costruttivo» l’incontro con il collega cinese Wang Yi, ribadendo il diritto dell’Iran a «preservare la sua sovranità nazionale». Teheran guarda a Pechino come attore chiave per una futura architettura regionale di sicurezza e sviluppo.