Roma, 29 Aprile 2026 – La diplomazia internazionale resta in bilico mentre si intensifica lo scontro tra Usa e Iran. Donald Trump ha dichiarato che Teheran è «al collasso», chiedendo la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico globale. Nel frattempo, l’Iran starebbe preparando una nuova proposta di pace mediata dal Pakistan, nonostante il forte scetticismo americano.
Pressione economica e sanzioni
Washington ha alzato ulteriormente la pressione, imponendo sanzioni a 35 entità e individui accusati di facilitare l’elusione delle restrizioni economiche. Secondo il Dipartimento del Tesoro, queste reti avrebbero movimentato miliardi di dollari attraverso il cosiddetto sistema bancario ombra, contribuendo anche – secondo gli Usa – al finanziamento di attività terroristiche.
Parallelamente, l’amministrazione Trump starebbe valutando un blocco prolungato dei porti iraniani, con l’obiettivo di colpire le esportazioni petrolifere e forzare una «capitolazione nucleare». Una strategia che, secondo fonti citate dal Wall Street Journal, sarebbe considerata meno rischiosa rispetto a un’escalation militare diretta.
L’Iran ha reagito duramente, denunciando all’Onu quello che definisce «pirateria statunitense» dopo il sequestro di proprie navi. L’ambasciatore iraniano Amir Saeed Iravani ha parlato di «coercizione illegale» e di una grave violazione del diritto internazionale. Sul piano militare, il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha ribadito che «non consideriamo la guerra finita», sottolineando come il Paese continui ad aggiornare la lista degli obiettivi e a rafforzare le proprie capacità difensive.
Effetti globali e crisi energetica
Le tensioni stanno già producendo un forte impatto economico globale. Negli Stati Uniti, il prezzo dei carburanti ha raggiunto i 4,18 dollari al gallone, mentre in India il settore aereo è vicino al collasso. A complicare ulteriormente il quadro, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori del petrolio) a partire dal 1° maggio, segnale di una crescente instabilità nel mercato energetico.
In Iran, la situazione sociale è sempre più critica. L’Onu avverte che 4,1 milioni di persone rischiano di scivolare nella povertà, mentre a Teheran si registra un aumento record della disoccupazione. Il potere politico appare inoltre sempre più concentrato nelle mani dei Pasdaran.
Sul fronte israeliano, il presidente Isaac Herzog ha aperto a una possibile mediazione interna sul caso Netanyahu, mentre proseguono i bombardamenti nel Libano meridionale, segnale di un quadro regionale ancora altamente volatile.