Washington, 26 Aprile 2026 – Momenti di forte tensione a Washington durante la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca, quando un uomo armato ha fatto irruzione nell’hotel Hilton aprendo il fuoco. Il sospettato, identificato come Cole Tomas Allen, era in possesso di un fucile, una pistola e diversi coltelli. Secondo le prime ricostruzioni, è riuscito a superare le barriere di sicurezza, prima di essere rapidamente fermato dagli agenti dei servizi segreti.
La reazione delle forze dell’ordine immediata e coordinata: gli agenti hanno inseguito e neutralizzato l’uomo in pochi istanti, evitando conseguenze più gravi. Durante l’incidente, un agente è stato colpito, ma il giubbotto antiproiettile ha impedito ferite serie. Il presidente Donald Trump, presente all’evento insieme alla First Lady Melania Trump e al vicepresidente JD Vance, prontamente evacuato dal palco insieme agli altri ospiti.
Leader mondiali: «La violenza non ha posto»
L’episodio ha suscitato una forte reazione internazionale, con numerosi leader che hanno condannato l’accaduto e ribadito il valore della democrazia e della libertà di stampa. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: «La violenza non ha posto in politica, mai», lodando al contempo l’efficacia della risposta delle forze di sicurezza.
Sulla stessa linea la responsabile della politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, che ha espresso sollievo per la sicurezza dei presenti: «Un evento che intende onorare una stampa libera non dovrebbe mai diventare una scena di paura». Parole simili anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sottolineato come «l’odio politico non ha posto nelle nostre democrazie».
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno parlato di episodio «inaccettabile», mentre il premier britannico Keir Starmer ha ribadito che «qualsiasi attacco alle istituzioni democratiche o alla libertà di stampa deve essere condannato con la massima fermezza».
Solidarietà globale e sicurezza al centro
Condanne sono arrivate anche da altri leader internazionali, tra cui Recep Tayyip Erdoğan, che ha ricordato come «nelle democrazie, le lotte si combattono con le idee», e dal primo ministro canadese Mark Carney, che ha definito l’accaduto «un evento inquietante».
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invece elogiato la prontezza dei servizi segreti statunitensi, parlando di «azione rapida e decisiva», mentre il premier pakistano Shehbaz Sharif ha espresso il proprio sgomento per quanto accaduto.