Roma, 23 Aprile 2026 – In Italia ogni anno oltre 71mila donne ricevono una diagnosi di tumore della mammella o ginecologico. I progressi della medicina hanno migliorato significativamente le probabilità di sopravvivenza: superano il 70% per il cancro al seno, si attestano al 58% per il tumore del collo dell’utero, al 69% per quello del corpo uterino e al 32% per l’ovaio, dove emergono comunque segnali di miglioramento.
Numeri che raccontano una sanità più efficace, ma che aprono una nuova questione: la qualità della vita dopo la malattia, in particolare quella legata alla sfera intima.
Sessualità e cancro: un tema ancora in ombra
Più del 40% delle pazienti vorrebbe ricevere supporto per i disturbi sessuali legati a diagnosi e terapie, ma solo il 7% si rivolge a uno specialista. Un divario che evidenzia un problema culturale e sanitario ancora irrisolto. «Trattiamo da anni la qualità della vita della donna con tumore, ma solo recentemente si è iniziato ad affrontare il tema della sessualità», spiega Alessandra Fabi, membro del direttivo Aiom e responsabile scientifico del convegno nazionale in corso a Solomeo. «Si tratta di un ritardo culturale prima ancora che scientifico».
La salute sessuale femminile resta spesso marginale nei percorsi di cura. «Le donne hanno meno probabilità degli uomini di ricevere un’assistenza adeguata», sottolinea Amalia Vetromile, responsabile del progetto Sex and Cancer. A pesare sono tabù culturali e una concreta disparità: molte terapie per la sindrome urogenitale non sono coperte dal Servizio sanitario nazionale, mentre i farmaci per la disfunzione erettile maschile ricevono maggiore attenzione. «È un diritto negato e una evidente discriminazione», aggiunge.
La risposta non può essere affidata a un solo specialista. Serve un modello integrato che coinvolga oncologi, ginecologi, psiconcologi e sessuologi. «La gestione della sessualità deve essere multidisciplinare», evidenzia Gabriella Pravettoni dell’Università di Milano. Un approccio che consideri la donna nella sua interezza, includendo aspetti fisici, psicologici e relazionali.
Il valore del racconto e delle nuove terapie
Anche la medicina narrativa può giocare un ruolo importante. «Raccontare la propria esperienza aiuta a gestire lo stress e a elaborare la malattia», afferma Cristina Cenci. Sul piano clinico emergono nuove soluzioni, come gli estrogeni locali a basse dosi, efficaci senza interferire con le cure oncologiche. «Dobbiamo sdoganare definitivamente il tema sesso-cancro», ribadisce Fabi.
Il tema è al centro del convegno nazionale “Mi amo ancora”, che riunisce a Solomeo oltre 60 specialisti. Tra i focus anche l’oncologia nelle carceri femminili, dove circa 3000 donne hanno accesso limitato a prevenzione e screening. La vera vittoria contro il tumore si ottiene solo con una cura a 360 gradi.