Roma, 22 Aprile 2026 – Dopo mesi di stallo politico, l’Unione europea ha compiuto un passo decisivo verso lo sblocco del prestito di sostegno all’Ucraina, una misura considerata strategica per il supporto economico e militare a Kiev. Il provvedimento è stato approvato dal Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri, e attende ora il via libera formale del Consiglio Ue previsto per il 23 aprile.
L’approvazione definitiva appare ormai una formalità: i Paesi membri hanno tempo fino a giovedì per sollevare eventuali obiezioni, ma il ritiro del veto ungherese ha di fatto rimosso l’ultimo ostacolo politico. Il prestito è infatti sostenuto con forza dalle principali istituzioni europee.
Il nodo ungherese e il ruolo dell’oleodotto Druzhba
Il prestito era già approvato all’unanimità lo scorso dicembre, prima di essere bloccato a febbraio dal Governo ungherese guidato da Viktor Orbán. Budapest aveva giustificato la decisione sostenendo che l’Ucraina non stesse intervenendo con sufficiente rapidità per riparare una sezione dell’oleodotto Druzhba, infrastruttura chiave per il trasporto di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia, danneggiata da un attacco a gennaio.
La svolta è arrivata martedì, quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che l’oleodotto è pronto a tornare operativo: «Il flusso di petrolio può riprendere». Una notizia che ha spinto Budapest a ritirare il veto. Il petrolio è già in viaggio e dovrebbe raggiungere l’Ungheria entro giovedì, segnando un passaggio cruciale per la sicurezza energetica regionale.
Elezioni e cambio di scenario politico
La decisione ungherese arriva in un contesto politico interno profondamente mutato. Alle recenti elezioni parlamentari, il partito di Orbán, Fidesz, è stato sconfitto dall’opposizione guidata da Péter Magyar. Il leader di Tisza, destinato a diventare primo ministro a maggio, aveva già indicato una linea più favorevole all’Ucraina: «Il nostro Governo non ostacolerà il sostegno europeo a Kiev».
Orbán, fino ad ora tra i leader europei più vicini alla Russia, aveva spesso frenato le iniziative dell’Unione a favore dell’Ucraina. Il cambio di leadership ha quindi contribuito a sbloccare un dossier rimasto congelato per mesi, segnando una possibile svolta nei rapporti tra Budapest e Bruxelles.
Struttura e condizioni del prestito
Il pacchetto complessivo ammonta a circa 90 miliardi di euro, suddivisi tra 60 miliardi destinati al supporto militare e 30 per sostenere le spese correnti della Nazione. I fondi saranno garantiti dal bilancio dell’Unione europea e concessi senza interessi.
Un elemento cruciale riguarda la restituzione: Kiev sarà tenuta a rimborsare il prestito solo nel caso in cui riceva riparazioni di guerra dalla Russia, uno scenario al momento considerato improbabile.
Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno ottenuto di non partecipare direttamente al finanziamento, pur consentendo l’approvazione del pacchetto.
Parallelamente, il Coreper ha approvato anche il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, rafforzando ulteriormente la strategia europea di pressione su Mosca.