Elezioni in Ungheria, Magyar insidia il lungo regno Orbán

 

Budapest, 12 Aprile 2026 – I cittadini ungheresi si sono recati alle urne in quello che molti definiscono l’appuntamento elettorale più importante degli ultimi decenni, seguito con attenzione da Bruxelles, Washington e Mosca. Le implicazioni geopolitiche per l’Unione europea e l’equilibrio dei rapporti con Vladimir Putin sono significative.

La campagna elettorale, segnata da attacchi personali, intimidazioni e sporadici episodi di violenza, si è trasformata in un vero e proprio referendum sul Governo di Viktor Orbán, al potere ininterrottamente dal 2010 con una supermaggioranza parlamentare. Il primo ministro si trova ora davanti alla più grande sfida della sua carriera: l’ex alleato Péter Magyar, leader del partito Tisza, apparso come alternativa credibile in un panorama politico da anni frammentato.

Magyar si è separato dal Governo nel 2024, dopo lo scandalo relativo a una grazia concessa a un condannato per abusi su minori, e ha fondato il partito Tisza, che alle elezioni europee dello stesso anno ha ottenuto il 30%.

Il politologo Szabolcs Dull ha spiegato: «Questa è la prima elezione con una vera posta in gioco. Magyar è l’unico sfidante in grado di unire l’opposizione, prima dispersa». Secondo diversi sondaggi, Tisza potrebbe conquistare la maggioranza parlamentare, anche se da Fidesz giungono segnali di fiducia: il partito sostiene che i propri elettori siano sottorappresentati nelle rilevazioni.

Sul piano internazionale, Orbán resta una figura centrale della destra europea, sostenuta da Donald Trump, JD Vance, Marine Le Pen e Matteo Salvini. Negli ultimi mesi Budapest ha alimentato tensioni con l’Ue bloccando un prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, confermando la linea di ambiguità strategica nei confronti di Mosca.

Magyar, da parte sua, pur mantenendo una visione conservatrice, ha promesso di ristabilire rapporti costruttivi con l’Unione europea e la Nato, ricevendo l’appoggio politico di Donald Tusk e Friedrich Merz.

Una campagna tra accuse e fughe di notizie

La competizione elettorale è stata segnata da episodi controversi e presunte interferenze russe. Magyar ha denunciato tentativi di compromissione tramite una “trappola di miele”, mentre da Mosca sono emerse registrazioni di colloqui tra ministri ungheresi e funzionari russi.

I seggi, aperti dalle 6 alle 19, assegnano 199 posti in Parlamento con un solo turno di voto. I risultati ufficiali sono attesi nella notte, ma già da queste ore appare evidente che l’Ungheria è diventata un campo di battaglia ideologico tra nazionalismo e europeismo.

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