Londra, 11 Aprile 2026 – Chi ne soffre lo sa: il sonno diventa un incubo fatto di respiri irregolari, risvegli improvvisi e rumori intensi. Sono le notti tormentate delle persone colpite da apnea ostruttiva del sonno (Osa), una condizione che non solo compromette la qualità della vita ma può ridurla in durata. Un nuovo studio, destinato a essere presentato al Congresso europeo sull’obesità (Eco 2026) in programma a Istanbul dal 12 al 15 maggio, rivela che chi è affetto da Osa ha un rischio maggiore del 71% di morte o di eventi cardiovascolari rispetto a chi non ne soffre.
La ricerca, frutto della collaborazione tra Imperial College Health Partners, Imperial College Healthcare NHS Trust di Londra e la casa farmaceutica Eli Lilly and Company, mette in luce un legame diretto tra questa patologia e l’aumento della mortalità generale.
L’apnea che spezza il respiro e il cuore
L’apnea ostruttiva del sonno è caratterizzata da una ostruzione ricorrente delle vie respiratorie superiori durante il sonno. Ciò provoca un riposo frammentato, con gravi conseguenze sulla salute cardiovascolare e mentale. Tra chi ne soffre, la prevalenza di obesità e sovrappeso raggiunge valori compresi tra il 40% e il 70%. Le persone obese risultano più esposte alle forme severe del disturbo.
Studi precedenti hanno dimostrato che la perdita di peso può ridurre la gravità dell’Osa e, in alcuni casi, condurre a una remissione. Tuttavia, nonostante i trattamenti raccomandati – come l’uso dei dispositivi Cpap, che mantengono le vie aeree aperte durante il sonno – la patologia resta sottodiagnosticata e sottotrattata, con impatti rilevanti su morbilità e mortalità.
I numeri dello studio su 2,9 milioni di britannici
L’analisi ha utilizzato le cartelle cliniche elettroniche anonimizzate di 2,9 milioni di persone residenti nel nord-ovest di Londra. In totale, 20.300 soggetti con diagnosi di Osa sono stati messi a confronto con 97.412 individui di controllo, comparabili per età, condizioni socioeconomiche, stato di salute e abitudini.
Entro quattro anni di osservazione, il 26,3% dei pazienti con Osa ha manifestato eventi cardiovascolari o mortalità, contro il 17,5% del gruppo di controllo. Gli autori sottolineano che le persone con Osa mostrano anche maggiori tassi di comorbilità, come diabete, osteoartrite, ansia e depressione. Inoltre, il ricorso alle risorse sanitarie è nettamente superiore: 21 visite di assistenza primaria per persona all’anno contro 14, e un giorno medio di ricovero ospedaliero contro zero.
I ricercatori avvertono che l’Osa, spesso trascurata, rappresenta una sfida crescente per i sistemi sanitari. Servono più screening, diagnosi tempestive e una gestione integrata dei pazienti. «Il legame tra apnea ostruttiva del sonno, obesità e rischio cardiovascolare è ormai inequivocabile», sottolineano gli autori. «Riconoscere e trattare precocemente la Osa significa investire nella prevenzione di patologie gravi e nel miglioramento della qualità della vita».