New York, 8 Aprile 2026 – Usa e Iran sono giunti a un accordo sul cessate il fuoco di due settimane “ovunque, incluso nel Libano”. A darne la notizia il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif che rivendica il ruolo del suo Paese nella mediazione tra Usa e Iran e invita le delegazioni a Islamabad per il 10 di aprile allo scopo di avviare nuovi negoziati per un accordo definitivo che ponga fine alla guerra in Iran.
Toni trionfali dalla Casa Bianca, dove la portavoce Karoline Leavitt ha parlato di una “vittoria per gli Usa” attribuendo tutto il merito a Donald Trump e alle forze statunitensi, mentre il Tycoon in una intervista al Financial Press ha affermato che questa “è una vittoria totale e al 100% degli Usa” assicurando che presto “sarà risolta anche la questione dell’uranio iraniano”.
“Washington” aggiunge Trump “contribuirà a gestire il traffico nello Stretto di Hormuz riaperto”.
Reazioni internazionali
Pur mantenendo toni di prudenza, molti Paesi hanno accolto la notizia con favore: mentre l’Iraq ha auspicato un dialogo serio per affrontare la crisi e le cause della tensione tra i due Paesi, l’Australia ha posto l’attenzione sul fatto che più dura la guerra, maggiore sarà l’impatto sull’economia globale. Anche il Giappone, che plaude all’accordo, suggerisce la necessità di garanzie di sicurezza per la navigazione nello Stretto di Hormuz.
Dall’Onu, il segretario generale Antonio Guterres invita le parti a rispettare il diritto internazionale e a considerare la tregua come un passo verso la fine delle ostilità tra Usa e Iran.
Le critiche
Il fronte democratico Usa non nasconde scetticismo, con Alexandria Ocasio–Cortez che critica le durissime parole di Trump che minacciava di “cancellare un’intera civiltà”.
Intanto, Israele pur sostenendo la decisione statunitense, pone precise condizioni quali l’interruzione degli attacchi contro Usa, Israele e i Paesi della Regione e la riapertura immediata di Hormuz. Dall’Ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ribadiscono che “il cessate il fuoco non include il Libano”. Duro il capo dell’opposizione israeliana Yair Lapid, che ritiene un disastro diplomatico l’accordo raggiunto, poiché “Israele non era neanche al tavolo dei negoziati“.
A Teheran alcuni manifestanti filogovernativi sono scesi in piazza con slogan e minacce dirette agli Usa e a Israele e hanno bruciato alcune bandiere.