Bruxelles, 5 Aprile 2026 – Austria, Germania, Spagna, Portogallo e Italia hanno unito le forze per chiedere all’Unione europea di introdurre una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche, ovvero sui guadagni superiori alla media realizzati negli ultimi mesi a causa dei rincari dei prezzi dell’energia legati alla guerra in Medio Oriente.
La lettera dei ministri dell’Economia
L’iniziativa formalizzata in una lettera indirizzata al commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, e firmata dai ministri delle Finanze e dell’Economia dei cinque Paesi: Markus Marterbauer, Lars Klingbeil, Carlos Cuerpo, Joaquim Miranda Sarmento e Giancarlo Giorgetti. Nel testo, i ministri sollecitano un intervento unitario per contenere gli aumenti dei prezzi energetici e ridurne l’impatto su cittadini e conti pubblici.
I firmatari propongono di replicare la misura adottata nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. All’epoca, l’Ue introdusse un “contributo di solidarietà” sui profitti eccezionali realizzati dalle imprese che producevano energia da fonti fossili. La tassa – fissata al 33 per cento sui profitti del 2022 e del 2023 che superavano del 20 per cento la media dei quattro anni precedenti – fu pensata per compensare i rincari dovuti anche alla decisione della Russia di ridurre le forniture di gas all’Europa.
Un intervento coordinato per la stabilità
Secondo i ministri, è necessario agire in modo coordinato per mantenere alta la fiducia dei consumatori e garantire una ripartizione più equa dei costi. Uno dei destinatari della lettera, Valdis Dombrovskis, commissario europeo per l’Economia e la Produttività, si sarebbe detto disponibile a valutare la proposta, secondo quanto riferito da fonti europee al giornale Politico.
La decisione finale, in caso di proposta della Commissione, spetterebbe ai governi dei Paesi membri, che potrebbero approvarla a maggioranza qualificata, come già avvenuto nel 2022.
Un contesto geopolitico complesso
Il prezzo dell’energia è tornato a salire per via del conflitto in Medio Oriente, che ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz, nodo strategico per il trasporto di petrolio e gas naturale dal Golfo Persico. La proposta dei cinque Paesi punta dunque a un fronte comune europeo, capace di reagire agli effetti economici della crisi e di finanziare misure temporanee di sostegno ai consumatori e di contenimento dell’inflazione.