Washington, 1 Aprile 2026 – Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato attraverso il suo social Truth che l’Iran avrebbe chiesto agli Usa un cessate il fuoco, ma ha subito chiarito che la risposta americana non sarà immediata.
«Ci penseremo quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto e libero», ha dichiarato il tycoon, aggiungendo che gli attacchi contro il regime iraniano continueranno finché non saranno rispettate le condizioni imposte da Washington.
Inoltre ha ribadito la sua posizione anche su X, dove ha definito il nuovo presidente iraniano «meno radicalizzato e più intelligente» dei predecessori, ma ha sottolineato che la situazione rimane tesa.
«Valuteremo quando lo Stretto di Hormuz sarà libero e sgombro. Fino ad allora, stiamo distruggendo l’Iran o, come si dice, lo stiamo riportando all’età della pietra!» ha scritto il presidente.
Teheran replica: «Lo Stretto di Hormuz non sarà per gli Usa»
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento di Teheran, ha dichiarato su X che lo Stretto di Hormuz «riaprirà certamente, ma non per gli Usa».
Azizi ha poi aggiunto che il passaggio sarà «consentito solo a chi si adeguerà alle nuove leggi iraniane», tra cui il pagamento di un pedaggio per le navi in transito, approvato di recente dal Parlamento.
Infine, ha ironizzato sul leader americano: «Trump ha finalmente realizzato il suo sogno di cambiare regime… ma solo nel regime marittimo della Regione!»
Nuovi bombardamenti
Poche ore dopo le dichiarazioni da Washington, i Pasdaran iraniani hanno reso noto di aver condotto l’89ª ondata di attacchi dall’inizio del conflitto. Secondo la televisione di Stato, nel mirino sarebbe finito un “raduno segreto di terroristi statunitensi“ vicino alla Quinta Flotta americana in Bahrein. La nota ufficiale afferma che il sito della base è stato colpito da uno sciame di droni e missili balistici, provocando «numerosi feriti tra gli alti ufficiali».
Gli attacchi avrebbero inoltre distrutto due sistemi radar aerei di allerta precoce posizionati nelle acque degli Emirati Arabi Uniti e colpito una petroliera israeliana, denominata in codice Aqua1, nel Golfo Persico centrale. Infine confermato un attacco alla base americana di Al–Udeid in Qatar, in particolare contro i depositi e i centri di manutenzione degli elicotteri Chinook, mentre «diversi sciami di droni» avrebbero attaccato il gruppo navale della portaerei Abraham Lincoln nell’Oceano Indiano, costringendolo «a ritirarsi dalla posizione originaria».
Le preoccupazioni delle Nazioni Unite
Da Ginevra, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha denunciato come la guerra in corso sia diventata un pretesto per limitare i diritti civili e la libertà di stampa in Medio Oriente. «Stiamo assistendo a una crescente securizzazione dello spazio civico, con restrizioni alla libertà di espressione e di riunione pacifica», ha affermato Türk, ricordando che simili misure stanno coinvolgendo Iran, Israele e Usa.