Tensione Usa-Iran: ultimatum di Trump sullo Stretto di Hormuz

 

Roma, 22 Marzo 2026 – Dopo una notte di raid, minacce e rivendicazioni incrociate, l’Iran annuncia di essere disposto a porre fine alla guerra contro Usa e Israele, ma solo a precise condizioni. In una dichiarazione rilanciata dall’agenzia Tasnim, i Pasdaran hanno elencato sei punti considerati imprescindibili per arrivare a un cessate il fuoco.

  • Teheran chiede una garanzia che il conflitto non possa ripetersi.
  • Chiusura delle basi militari statunitensi nella Regione.
  • Pagamento di un risarcimento all’Iran.
  • Fine della guerra contro tutti i gruppi regionali a esso affiliati.
  • Adozione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz.
  • Perseguimento penale con estradizione degli operatori dei media ritenuti “anti-iraniani”.

A dettare le condizioni, sottolineano le fonti iraniane, sarebbero stati direttamente i vertici delle Guardie rivoluzionarie.

Ultimatum di Trump sullo Stretto di Hormuz

La tensione ruota in particolare attorno allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale. Il presidente statunitense Donald Trump, attraverso il suo social Truth, ha lanciato un ultimatum a Teheran: «Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante, gli Usa colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande!».

Trump ha inoltre rivendicato i risultati militari ottenuti contro la Repubblica islamica, sostenendo che «con settimane di anticipo sulla tabella di marcia, la loro leadership è stata annientata, la loro Marina e la loro aviazione sono fuori combattimento, e non hanno assolutamente alcuna difesa». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in visita ad Arad, ha ribadito la pericolosità del regime iraniano: «Hanno lanciato un missile balistico intercontinentale contro Diego Garcia. Ora hanno la capacità di raggiungere zone profonde dell’Europa, persino Roma e Parigi».

Nuova offensiva in Libano e raid in Iraq

Il conflitto si allarga sul fronte libanese. Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato un’ondata «estesa» di attacchi aerei contro infrastrutture di Hezbollah nel sud del Libano, da dove oltre un milione di civili è già in fuga. Secondo il Times of Israel, i raid seguono a ripetuti allarmi per la presenza di droni nelle città del nord. In mattinata, un attacco missilistico contro un kibbutz vicino al confine ha ucciso un agricoltore e ferito diversi civili.

Tra le vittime dei bombardamenti figurano nove membri della milizia sciita, tra cui Abu Khalil Barji, comandante delle forze speciali Radwan di Hezbollah, e un funzionario di Hamas, Walid Muhammad Dib, indicato da Israele come responsabile del trasferimento di fondi e del reclutamento di nuovi membri nella Regione. L’esercito israeliano ha inoltre colpito un ponte strategico nel Libano meridionale, principale collegamento tra Tiro e Sidone, situato nei pressi di un posto di blocco dell’esercito libanese e di una postazione delle forze di pace dell’Onu.

In Iraq, otto attacchi notturni con razzi e droni hanno preso di mira un centro diplomatico e logistico statunitense presso l’aeroporto internazionale di Baghdad, causando danni alle strutture. Le autorità locali riferiscono di un lanciarazzi rinvenuto in un vicino quartiere della Capitale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *