Roma, 20 Marzo 2026 – Nel ventunesimo giorno di guerra in Iran e in Medio Oriente, la tensione nel Golfo Persico continua ad aumentare. Dopo una serie di attacchi incrociati che hanno preso di mira infrastrutture energetiche strategiche, la Regione sembra ormai sull’orlo di un conflitto regionale su vasta scala.
Attacco con droni contro una raffineria in Kuwait
Un attacco di droni ha provocato nella notte un vasto incendio alla raffineria di Mina Al-Ahmadi, gestita dalla Kuwait National Petroleum Company (KNPC). Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale kuwaitiana, l’impianto è stato colpito da più droni ostili, causando incendi in diverse sezioni e la conseguente chiusura di alcune unità operative. L’episodio arriva a meno di 24 ore da un precedente attacco che aveva già danneggiato la stessa struttura.
Le difese aeree del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti sono entrate in azione contro nuovi lanci di missili e droni nella mattinata di venerdì. Le autorità del Bahrein e dell’Arabia Saudita hanno inoltre segnalato attivazioni delle sirene antiaeree e intercettazioni di velivoli senza pilota diretti contro impianti energetici.
Israele colpisce, l’Iran risponde
Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Pasdaran) ha confermato la morte del proprio portavoce, il generale Ali Mohammad Naeini, in un attacco missilistico israelo–americano.
«È caduto da martire nel vile e criminale attacco terroristico perpetrato all’alba dal fronte sionista-americano», si legge nel comunicato diffuso da Sepah News, l’agenzia ufficiale dei Pasdaran.
Il conflitto tra Israele e Iran prosegue con intensi scambi di attacchi missilistici, esplosioni e raid anche in altri Paesi del Golfo. In Israele, le sirene d’allarme hanno risuonato in un’ampia area del nord del Paese, da Haifa alla Galilea fino al confine con il Libano, costringendo milioni di civili a rifugiarsi nei bunker.
Allarme energetico e reazioni internazionali
Le tensioni hanno provocato nuove impennate nei prezzi del petrolio e del gas, alimentando il rischio di un collasso economico globale. Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno condannato gli attacchi iraniani alle navi nel Golfo Persico, annunciando la disponibilità a collaborare per la messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Negli Stati Uniti, il segretario della Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che non è stata fissata «alcuna scadenza per la fine della guerra in Iran». Il presidente Donald Trump ha confermato la richiesta al Congresso di 200 miliardi di dollari per finanziare l’operazione militare.
Mojtaba Khamenei rompe il silenzio
Il nuovo Ayatollah Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei – ucciso in un raid israeliano il 28 febbraio -, ha diffuso un messaggio rivolto al presidente iraniano Masoud Pezeshkian. In esso invita a “togliere la sicurezza ai nemici della Repubblica“, dopo la morte del ministro dell’Intelligence Esmail Khatib, colpito in un altro raid israeliano.
Da fonti statunitensi e israeliane emergono infine voci secondo cui Mojtaba Khamenei stesso sarebbe rimasto ferito nei primi giorni del conflitto, alimentando ulteriori incertezze sul futuro della leadership iraniana e sulla stabilità dell’intera regione del Golfo.