Milano, 17 Marzo 2026 – Non sembra mitigarsi al tensione nel Golfo, dove l’Iran ha rivendicato alcuni attacchi contro la base militare statunitense di Al Udeid in Qatar e alcune infrastrutture di difesa missilistica israeliane. A rivendicare gli attacchi i Guardiani della rivoluzione islamica (Irgc) che ha hanno definito l’operazione Vera Promessa 4 “un successo”.
L’Iran ha intensificato la sua campagna di rappresaglia dopo l’operazione militare lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio, e la sensazione diffusa è che ogni nuovo attacco allarghi il perimetro del conflitto.
Golfo sotto assedio
A Doha e Dubai, la notte è scandita da esplosioni e da allarmi diffusi sui telefoni cellulari, che invitavano i residenti a “cercare immediatamente un luogo sicuro” per via di “potenziali minacce missilistiche”.
Nella Città più popolosa degli Emirati Arabi Uniti, tre detonazioni hanno interrotto la routine di un martedì mattina, mentre il Ministero della Difesa emiratino confermava di aver intercettato un attacco. La vulnerabilità percepita, in una Regione abituata a convivere con la tensione, ha assunto un’intensità nuova.
Anche la costa è diventata teatro di scontri. Un proiettile di origine sconosciuta ha colpito una nave cisterna, causando danni strutturali ma senza feriti. La United Kingdom Maritime Trade Operations (Ukmto) ha confermato l’incidente, precisando che non ci sono stati impatti ambientali. È un episodio che si inserisce in una serie di attacchi e sabotaggi che negli ultimi anni hanno trasformato le rotte marittime del Golfo in un terreno di rischio crescente.
Tajani: «Missioni Aspides e Atlanta manterranno attuale mandato»
Mentre si intensificano gli attacchi dell’esercito israeliano in Libano contro Hezbollah, tanto da costringere molte famiglie a cercare riparo verso il sud del Paese, e dall’Unifil si parla di “situazione estremamente delicata e in evoluzione continua”, Italia ed Europa valutano la propria presenza su un territorio sempre più instabile. Dal Ministero degli Esteri, Antonio Tajani intervistato dal Corriere della Sera in merito alle missioni Aspides e Atlanta ha ribadito che i mandati non cambiano e non è prevista alcuna estensione delle operazioni nello Stretto di Hormuz pur ammettendo l’importanza di potenziare una presenza europea.
«Non possiamo infilarci nella guerra» precisa Tajani ribadendo che a garantire la sicurezza dello Stretto dovrebbe essere il dialogo tra i Paesi coinvolti nel conflitto (Usa, Israele e Iran).