Ottolenghi, Ucei: in Italia ebrei non vivono bene, usciamo scortati

 

 

Roma, 9 Marzo 2026 – «Qui in Italia noi non viviamo bene. Non c’è una situazione tranquilla. Viviamo bene perché protetti dalle forze dell’ordine. Penso ai bambini che devono uscire scortati da scuola o ai problemi avuti dai ragazzi nelle università. Per non parlare che i nostri rappresentanti che girano scortati». Così la nuova presidente dell’Ucei, Unione delle comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi, incontrando la stampa alla Biblioteca nazionale dell’ebraismo italiano “Tullia Zevi” a Roma. Ottolenghi ha espresso preoccupazione per un aumento «esponenziale, il 400% negli ultimi anni» dei casi di antisemitismo sia sul digitale che con atti materiali. Per combattere questa situazione per Ottolenghi è fondamentale la formazione. «Bisognerà trovare i sistemi per far sì che ci siano delle iniziative finalizzate a una migliore conoscenza dell’ebraismo e delle realtà ebraiche. Bisognerà ricreare la cultura del dialogo», ha aggiunto.

«Fa male vedere voti contrari o astensione a ddl antisemitismo»

«Il disegno di legge sull’antisemitismo è una legge importante, siamo molto soddisfatti della sua approvazione perché riteniamo che risponda a una esigenza vera. Non dobbiamo nasconderci dietro a un dito. In Europa la situazione è molto preoccupante e lo è anche in Italia. La politica ha risposto a una esigenza oggettiva, il risultato è stato buono. Certo, avremmo auspicato una maggiore adesione, vedere voti contrari o astensioni ha fatto un po’ male».

Nella sua prima conferenza stampa come presidente dell’Ucei ha anche sottolineato come «due ragazzi sono stati mandati in ospedale una settimana fa a Milano perché ebrei e questa notte è andata a fuoco una sinagoga a Liegi».

«Anche gli israeliani soffrono sotto i missili da due anni»

Parlando della situazione in Medio Oriente e in Iran Livia Ottolenghi ha ricordato che «non si deve mai dimenticare che lì non è soltanto un popolo che soffre. Ci sono molti popoli che soffrono in quella Regione. Gli israeliani sono sotto i missili da più di due anni. Ho ascoltato le testimonianze dei nostri connazionali, di italiani riusciti a venire via da Dubai dopo una settimana di rifugio sotto i missili iraniani: se penso che in Israele questa situazione sta andando avanti da più di due anni, ci si rende conto della sofferenza non solo fisica ma anche psicologica».

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