Raid israeliani in Libano: 500mila sfollati e crisi umanitaria

 

Beirut, 6 Marzo 2026 – Dopo l’offensiva contro l’Iran, anche il Libano è oggetto di intensi bombardamenti da parte dell’esercito israeliano. Secondo il Ministero della salute pubblica libanese, i raid delle ultime ore hanno causato 123 morti e 683 feriti.

Colpiti i sobborghi di Beirut e il Sud del Paese

Gli attacchi hanno colpito duramente l’area meridionale del Libano – in particolare le città di Srifa, Aita alShaab, Touline, asSawana e Majdal Selem – e la zona orientale di Douris. Ma il bersaglio principale è stato il sobborgo di Dahiyeh, alla periferia sud di Beirut, considerato roccaforte di Hezbollah.

Su quest’area densamente popolata, che si estende per 14 chilometri quadrati e ospita tra 300mila e 700mila persone, Israele ha emesso un ordine di evacuazione senza precedenti“, come lo ha definito l’Onu. Nelle strade si sono immediatamente formate lunghe colonne di civili in fuga, con famiglie, bambini e anziani che cercavano di allontanarsi. L’esodo ha paralizzato il traffico nella Capitale, mentre migliaia di sfollati si stanno accampando in maniera improvvisata negli altri quartieri di Beirut.

Emergenza umanitaria in rapido peggioramento

Secondo fonti governative, oltre 65mila libanesi avevano già abbandonato le loro case nella giornata di ieri. Stamane, le Nazioni Unite stimano che il numero abbia superato quota 100mila e potrebbe salire ulteriormente. Il ministro israeliano delle Finanze Bezalel Smotrich ha affermato che Dahiyeh diventerà «una nuova Khan Younis», in riferimento alla città della Striscia di Gaza distrutta dai bombardamenti dell’anno scorso.

Da parte sua, l’esercito israeliano ha rivendicato «una vasta ondata di attacchi su Beirut», sostenendo di aver colpito infrastrutture terroristiche di Hezbollah, tra cui «un centro di comando del consiglio esecutivo» e «una struttura con droni (UAV) usati per attacchi contro Israele».

L’allarme delle Nazioni Unite

Secondo Imran Riza, coordinatore umanitario dell’Onu in Libano, «quello a cui abbiamo assistito negli ultimi due giorni è senza precedenti per portata degli avvertimenti, ordini di sfollamento e panico generato tra la popolazione».

Il ministro libanese degli Affari sociali ha dichiarato ad Al Jazeera che circa 500mila persone sono state costrette a lasciare le loro case, la maggior parte dalle zone sud di Beirut e del Paese. Il Governo, ha aggiunto, è in grado di assistere solo il 70% degli sfollati.

L’impatto regionale e la fuga dei siriani

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha riferito che quasi 50mila cittadini siriani residenti in Libano sono fuggiti oltre confine, tornando in Siria nell’ultima settimana.

Per l’Unhcr, la crisi attuale rappresenta «una grave emergenza umanitaria» che richiede «una risposta immediata in tutta la Regione». L’agenzia ha ricordato che l’intera area mediorientale ospita circa 25 milioni di rifugiati e sfollati interni, e che la situazione è aggravata anche dagli scontri ai confini tra Afghanistan e Pakistan.

«È fondamentale che tutti i civili costretti ad attraversare i confini in cerca di rifugio possano farlo in sicurezza», ha ribadito Ayaki Ito, responsabile Unhcr per il supporto alle emergenze.

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