Milano, 5 Marzo 2026 – Diverse esplosioni hanno scosso Teheran e la sua periferia occidentale, secondo quanto riportato dai media locali. Le detonazioni, avvenute a Karaj e in altre zone della Capitale, sono arrivate nel sesto giorno di una guerra che ormai non sembra avere più confini. Israele ha rivendicato nuovi attacchi, mentre l’Iran continua a rispondere con operazioni che si estendono dal Golfo Persico al Kurdistan iracheno.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata l’accusa del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi, secondo cui gli Usa avrebbero colpito senza preavviso la fregata iraniana Dena in acque internazionali. La nave, ospite della Marina indiana, trasportava circa 130 marinai. Aragchi ha parlato di un gesto destinato a lasciare un segno profondo, avvertendo Washington che «si pentirà amaramente del precedente che ha creato».
Colpita una petroliera
Il conflitto in Medio Oriente sembra aver provocato anche un disastro ambientale. Al largo del Golfo, un’esplosione che ha interessato una petroliera ha causato una fuoriuscita di petrolio in mare che ora minaccia di compromettere seriamente l’ecosistema. A confermare l’episodio l’agenzia britannica Ukmto che ha reso noti i dettagli dell’incidente sottolineando le preoccupazioni per le ripercussioni ambientali. Contestualmente alcuni missili dell’Iran hanno colpito il quartier generale delle forze curde, motivando in una dichiarazione citata dall’agenzia di stampa Irna, che “preso di mira il quartier generale dei gruppi curdi che si oppongono alla rivoluzione nel Kurdistan iracheno con tre missili”. La Regione autonoma del Kurdistan ospita infatti alcune basi americane.
Guterres: «Fermare le ostilità»
Mentre l’Australia si dice pronta a dispiegare forze militari nella Regione, dall’Onu il segretario generale Antonio Guterres che ieri ha incontrato il rappresentante permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani, ha espresso l’urgenza di cessare le ostilità, rimarcando quanto già dichiarato durante l’ultima riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu, in cui auspicava un ritorno alla via diplomatica per garantire la stabilità nella Regione.