Roma, 4 Marzo 2026 – La nuova crisi in Medio Oriente rischia di aggravare le tensioni globali su produzione e approvvigionamento alimentare, dopo gli shock della pandemia e della guerra russo-ucraina. A lanciare l’allarme è stato l’11º Global Food Forum di Farm Europe, in corso a Bruxelles, dove esponenti del mondo agricolo, industriale e scientifico hanno discusso come rendere più resiliente il sistema agroalimentare europeo.
Farm Europe, nata undici anni fa come think tank agricolo, oggi riunisce oltre 35 organizzazioni di produttori insieme a imprese del settore e centri di ricerca di 17 Paesi europei.
L’Ue deve ridurre la dipendenza da fattori esterni
Durante il Forum, il presidente di Eat Europe e amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, ha sottolineato che «rafforzare la capacità produttiva dell’Europa resta essenziale ma non è sufficiente». Secondo l’esperto, l’Unione europea deve creare riserve strategiche di materie prime agricole e di input critici, come fertilizzanti e mangimi, per ridurre la propria esposizione agli shock esterni.
La crisi dei fertilizzanti, resa ancora più grave dalle tensioni geopolitiche e dalle restrizioni commerciali, ha già comportato un aumento dei costi e una diminuzione delle rese produttive. «Le riserve strategiche» – ha aggiunto Scordamaglia – «rappresenterebbero uno strumento fondamentale di gestione del rischio, utile a proteggere agricoltori e consumatori europei dalle fluttuazioni del mercato».
Lo Stretto di Hormuz e il rischio di blocco globale
Nel corso del dibattito, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha ricordato che «dallo stretto di Hormuz, oggi bloccato, passa almeno un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti». Una situazione che, considerando anche la forte dipendenza da Russia e Bielorussia, potrebbe compromettere la capacità produttiva agricola mondiale. «Senza fertilizzanti non si produce», ha ribadito Prandini.
Le scorte come leva geopolitica e stabilizzatore del mercato
Scordamaglia ha evidenziato come Cina e Stati Uniti utilizzino già le riserve alimentari come strumenti strategici di influenza e sicurezza interna, mentre l’Europa continua a mostrare un ruolo limitato in aree cruciali come Nord Africa e Medio Oriente, sempre più vulnerabili sul fronte alimentare.
Le riserve strategiche, spiegano da Filiera Italia, potrebbero funzionare come un meccanismo di stabilizzazione dei mercati agricoli, consentendo di ritirare temporaneamente le eccedenze in caso di crollo dei prezzi e di rilasciare scorte nei momenti di carenza, a tutela del reddito degli agricoltori e del potere d’acquisto dei consumatori.
Resilienza e liquidità: la risposta italiana
Sul tema della resilienza alimentare è intervenuto anche Fabio Vitale, direttore generale di Agea, che ha assicurato come il sistema agricolo nazionale poggi su solide basi finanziarie. «Nel 2025 sono stati erogati agli agricoltori 5,6 miliardi di euro, di cui 573 milioni nell’ultimo trimestre» – ha dichiarato – «per un totale di oltre 6 miliardi in 14 mesi».
Un flusso di cassa considerato vitale per contrastare l’aumento dei costi e le pressioni dei mercati globali. «Garantire liquidità immediata» – ha concluso Vitale – «significa permettere alle aziende agricole di continuare a operare con maggiore serenità in un contesto internazionale sempre più instabile».