Roma, 24 Febbraio 2026 – In meno di quindici anni le imprese guidate da donne immigrate in Italia sono aumentate di oltre il 56%, un dato che supera nettamente quello dell’imprenditoria straniera complessiva. Oggi, una su quattro tra tutte le attività d’impresa di origine straniera è a conduzione femminile, segno di una tendenza crescente verso la diversificazione e la sperimentazione di nuovi settori economici.
È quanto emerge dal Rapporto immigrazione e imprenditoria 2025, curato dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione con la Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), che sarà presentato il 24 marzo a Roma presso la sala conferenze di Esperienza Europa – David Sassoli.
La forza delle donne nell’impresa straniera
Dal 2014 il Rapporto fotografa ogni anno il contributo dell’imprenditoria immigrata al sistema socioeconomico italiano, evidenziando una vitalità in controtendenza rispetto al resto del tessuto produttivo nazionale. Tra il 2011 e il 2024, le imprese fondate da cittadini stranieri sono cresciute del 46,9%, mentre quelle avviate da italiani hanno subito una contrazione del 7,9%.
All’interno di questo fenomeno si distingue la crescita costante della componente femminile, che segna un ulteriore passo nel ridimensionamento del predominio maschile e nella diversificazione dei percorsi imprenditoriali. Le imprese femminili immigrate hanno registrato un incremento del 56,2% dal 2011 e dell’8,3% negli ultimi cinque anni, raggiungendo quota 164.509 unità: quasi un quarto di tutte le iniziative imprenditoriali di origine straniera.
Settori in espansione e nuove professionalità
Il commercio resta il comparto più rappresentato (48.810 imprese), seguito dalle attività di alloggio e ristorazione (21.517). Tuttavia, gli ultimi anni hanno visto un’accelerazione significativa nelle “altre attività di servizi” – in particolare quelle alla persona – con una crescita del 27,2% e 18.812 imprese attive.
Emergono anche nuove aree professionali finora poco esplorate: le attività immobiliari crescono del 33,3%, quelle finanziarie e assicurative del 24,7% e le professioni scientifiche e tecniche del 24,2%. Insieme rappresentano quasi 10.000 imprese, a testimonianza della maggiore capacità delle donne di origine straniera di cogliere opportunità di inserimento qualificato e di autopromozione socio–economica.
Un segnale di resilienza e inclusione
Nonostante restino tra i segmenti più penalizzati del mercato del lavoro, spesso impiegate nel lavoro domestico o di cura, molte donne straniere riescono a trasformare competenze e esperienze pregresse in progetti imprenditoriali autonomi.
Come sottolineato dagli autori del Rapporto, «questo dinamismo femminile rappresenta una risorsa per l’Italia, poiché coniuga integrazione, innovazione e sviluppo locale». Alla presentazione del 24 marzo parteciperanno rappresentanti istituzionali, ricercatori e imprenditrici, con focus territoriali e comunicati dedicati a tutte le Regioni italiane.